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unmadeincina.org

25 Mar
unmade
cerchi olimpici

Olimpiadi Pechino 2008, Birmania in catene

24 Mar

Trovato per voi. http://www.unmadeinchina.org
Questo video è la prima e la seconda parte di un film che durerà fino alla fine della Terra.
Olimpiadi in Cina: cosa si sta elebrando?
I generali birmani schiacciano il loro Paese sotto una feroce repressione con l’appoggio del governo cinese.
Il sangue che gronda su queste Olimpiadi spegne la fiamma olimpica.
Non renderti complice di questi orrori, fermali!
Boicotta le Olimpiadi.
Il Mondo si cambia anche solo col pensiero. Pensa!

Pubblicato da BurmaLibera

NO ALLE OLIMPIADI A PECHINO 2008

17 Mar

A: Silvio Berlusconi, Walter Veltroni,Daniela Santache, Fausto Bertinotti,PierFerdinando Casini

i sottoscritti cittadini italiani chiedono ai leader di partito che una volta svoltesi le elezioni e appurati vincitori e sconfitti di questa competizione elettorale, ci sia unanimità nel boicottare i Giochi olimpici a causa dell’occupazione cinese in Tibet e la sistematica violazione dei più elementari diritti civili verso la popolazione tibetana.

firma la petizione 

DALAI LAMA: Autonomia vera per il Tibet

10 Dic

Dalai

MILANO – “Tutto il mondo sa che non chiediamo l’indipendenza, ma l’autonomia per il Tibet”. Così, il Dalai Lama ha risposto, incontrando la stampa stamani a Milano, a chi gli domandava quale futuro auspicasse per il suo Paese. “Quando l’armata Rossa giunse in Tibet, si parlò di liberazione pacifica e perciò – ha ricordato – nel 1951 si fece un accordo di 17 punti che prevedeva due sistemi in un solo Paese. Nel 1959 le cose cambiarono, nel 1974 abbiamo pensato di chiedere l’autonomia, mentre dal 1979 abbiamo dovuto parlare direttamente con il governo centrale cinese: da quella data è rimasto un contatto che prevede un dialogo continuo, perché il Tibet rimanga sotto la costituzione della Repubblica Popolare Cinese”. “Questa costituzione – ha sottolineato il Dalai Lama – prevede l’autonomia per le diverse etnie, perciò noi abbiamo chiesto di avere un’ autonomia significativa. Ora chiediamo alle autorità cinesi – ha concluso – di mettere in pratica ciò che é previsto dalla loro stessa Costituzione”.

PROSSIMA REINCARNAZIONE POTREBBE ESSERE DONNA
“Il prossimo Dalai Lama potrebbe essere una donna”, ha ribadito spiegando che “se fosse più utile una donna il Lama potrebbe reincarnarsi in questa forma”. Infatti “secondo il Budda Dharma, uomini e donne hanno uguale diritto”, ha spiegato il Dalai Lama.

‘LA GUERRA E’ FRUTTO DELL’AZIONE DELL’UOMO’
La via della pace? per il Dalai Lama é una sola: “Credo – dice – che si debba migliorare l’uomo dal profondo”. “I grandi capi delle religioni teistiche – spiega – dovranno chiedere a Dio perché accade tutto ciò, mentre le altre religioni, che hanno una visione legata a causa e condizione, come il buddismo, sostengono che se c’é tanta guerra è frutto dell’azione dell’uomo, frutto dell’intenzione umana stessa”. Per questo motivo “soldi e tecnologia – avverte il Premio Nobel per la pace – non possono risolvere i nostri problemi”. Al contrario “tutte le grandi religioni,anche se diverse tra loro, hanno enorme potenzialità di realizzare la pace interiore”, che per il Dalai Lama è l’unico mezzo per arrivare a una pace reale.

‘VISITA NON POLITICA, NON VOGLIO CREARE PROBLEMI’
“La natura della mia visita non è politica e non voglio creare inconvenienti per lo Stato e le autorità”. Così il Dalai Lama, incontrando la stampa, questa mattina all’Hotel Principe di Savoia, ha risposto a chi gli chiedeva un commento sull’imbarazzo con cui alcune istituzioni italiane hanno accolto la sua visita. “Per me non c’é nessun problema”, ha chiarito il premio Nobel per la Pace, mettendosi a ridere quando gli è stato chiesto perché, secondo lui, ci fosse così tanto imbarazzo nel riceverlo: “voi lo sapete meglio di me, io – ha detto ai giornalisti – sono solo un visitatore straniero”.

PECHINO CONDANNA CHI LO RICEVE, MA NO RITORSIONI
La Cina condanna tutti coloro che ricevono il “secessionista” Dalai Lama ma, almeno per il momento, non minaccia ritorsioni contro il nostro paese. Il leader tibetano è arrivato ieri in Italia per una lunga visita che lo porterà a Milano, Torino, Udine e Roma. “Il Dalai Lama – ha sostenuto oggi il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang – non è solo una figura religiosa ma è un esiliato politico impegnato in attività volte a frantumare la Cina”. “Il problema del Tibet non è un problema religioso o culturale ma un problema che coinvolge il territorio e l’ integrità della Cina”, ha aggiunto. Il Dalai Lama, che nel 1979 ha ricevuto il premio Nobel per la pace, chiede per il Tibet “una genuina autonomia” ma Pechino sostiene che le sue “azioni” dimostrano che in realtà “non ha rinunciato all’ indipendenza”. Richiesto di indicare queste azioni, il portavoce ha risposto: “potete verificare tutto quello che ha detto e fatto da quando ha lasciato la madrepatria (il leader tibetano vive in esilio in India dal 1959). Non ha mai rinunciato all’ intenzione di spaccare la Cina…Credo che ci siano molti esempi, per esempio mantiene in vita un governo in esilio”.

ansait

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Appello Amnesty per la Birmania

11 Ott

Amnesty International alla Marcia Perugia-Assisi con lo striscione “Libertà per Myanmar”. Altre iniziative nel fine settimana. L’appello on line per la scarcerazione dei manifestanti supera le 45.000 firme

Prosegue la mobilitazione di Amnesty International sulla crisi dei diritti umani a Myanmar.

L’organizzazione continua a sollecitare il Consiglio di sicurezza a istituire un embargo totale sulle forniture di armi alla giunta militare e a inviare una propria missione a Myanmar, che chieda alle autorità la cessazione immediata della repressione, la scarcerazione di tutti i dimostranti pacifici arrestati nelle ultime settimane e il ripristino della libertà di manifestazione.

Amnesty International è fortemente preoccupata per la sorte delle persone arrestate, oltre un migliaio, e teme che possano essere sottoposte a torture in centri segreti di detenzione.

Centinaia di attivisti dell’associazione prenderanno parte alla marcia Perugia-Assisi di domenica 7 ottobre, dietro allo striscione “Libertà per Myanmar”. Altre iniziative sono in programma nel corso del fine settimana, tra cui la manifestazione di Palermo, sabato 6, a partire dalle 17 in piazza Verdi. Raccolte di firme sono state organizzate anche a Catania, Ferrara, Milano e Sassari.

L’appello on line di Amnesty International in favore dei manifestanti arrestati a Myanmar ha superato le 45.000 firme e può essere ancora sottoscritto.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 4 ottobre 2007

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

Mi raccomando bisogna battere il ferro finchè è caldo, firmate la petizione, prima che vada nel dimenticatoio.

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Birmania Cremate le vittime della repressione

8 Ott

Le notizie ufficiali dalla Birmania parlano di numerosi raid governativi compiuti nei monasteri buddisti. Le stesse fonti governative sono stati sequestrati armi e munizioni (tra coltelli, pistole e pallottole) arrestando decine di persone.

Oggi all’Onu sarà un’altra giornata di trattative con la discussione della bozza di risoluzione preparata proprio da Washington, Londra e Parigi, dopo l’intervento dell’inviato Onu in Birmania, Ibrahim Gambari, che esprime una dura condanna della giunta militare birmana. L’obiettivo è strappare il consenso di Pechino, principale partner commerciale della Birmania.

Forni in azione
Secondo il britannico ‘Sunday Times’ che cita fonti locali il numero esatto delle vittime della repressione governativa non si saprà mai perché la giunta militare ha ordinato la cremazione dei corpi delle vittime.

Negli ultimi sette giorni l’esercito ha usato un forno crematorio in una remota città a nord-est di Rangoon isolandola dal resto del Paese. Le operazioni per far scomparire le tracce dei corpi – secondo il quotidiano – sono iniziate la notte di venerdì 28 settembre.
I numeri della repressione
Un bilancio approssimativo dei diplomatici stranieri ha stimato tra 100 e 200 i morti mentre la giunta si è limitata a confermare 13 vittime. Secondo il Times la tecnica impiegata dal regime militare è la stessa usata dall’esercito cinese a Pechino nel 1989 per eliminare le vittime del massacro di Tiananmen.Sulle reali cifre della repressione militare in corso c’è molta incertezza. Secondo molti dissidenti il bilancio potrebbe essere molto pesante. Secondo la Bbc circa 10mila persone, tra cui molti bonzi, sono state arrestate dalle forze militari capeggiate dal generale Than Shwe e altre centinaia sono state uccise.

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