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Into the Wild Trailer

24 Dic

Into the Wild – Trailer

Garantito questo sarà il film dell’anno, un inno alla libertà e alla natura

Un autodromo nel bosco….Siamo fuori di testa

12 Dic

cingoli

A Cingoli un autodromo nel bosco
Il sindaco del paesino in provincia di Macerata vuole costruire una pista nei pressi di un’area protetta. Cinquanta milioni di euro per dare sfogo “legale” a chi si lancia nelle corse clandestine. La protesta di Legambiente

Rombano i motori fra le colline marchigiane. A Cingoli, comune in provincia di Macerata, il sindaco Gianfilippo Bacci vuol costruire un autodromo. «Chi ha la passione dei motori – spiega il primo cittadino – non ha la possibilità di darle libero sfogo se non illegalmente. Poi non ci lamentiamo se sulla Valnerina
Cingoli, la valle dell’autodromo
La valle dell’autodromo
vengono organizzate corse clandestine».

I costi dei lavori, 50 milioni di euro, li mette un privato ma gli ambientalisti insorgono lo stesso: l’area interessata è limitrofa al Sito di interesse comunitario di Macchia delle Tassinette. «Sulla fiancata del monte – riprende Bacci – le attività estrattive causano molti danni al bosco, però nessuno si lamenta. Mentre si attacca l’autodromo previsto sul fondovalle in una zona, la valle di Magliano, tra le più degradate e dove abbiamo già previsto una piantumazione di alberi. Il motociclismo – conclude Bacci – influisce positivamente sul turismo. Abbiamo una pista da motocross, ora ne serve una per le gare su strada».

«Non siamo totalmente contrari all’autodromo – ribatte Paola Ippoliti di Legambiente – però chiediamo che venga realizzato in un sito più idoneo. Un impianto del genere nella valle di Magliano – conclude la Ippoliti – è una follia». Per ora la questione è ferma ai box: il progetto necessita di una variante urbanistica approvata dal consiglio comunale ma in attesa della Valutazione di impatto ambientale. Intanto c’è chi scalda i motori.

LE OSSERVAZIONE DEL CIGNO
I punti deboli del progetto secondo Legambiente Marche e il circolo “Il Nibbio”

Vincoli ambientali. A soli 200 metri dall’area interessata si trovano i confini della macchia delle Tassinete di pregio ambientale. L’area è classificata come “zona agricola montana” ed è contigua ad un ambito “di salvaguardia paesistico”.
Inquinamento acustico. L’autodromo punta a una valorizzazione rumorosa del territorio e annulla gli sforzi effettuati togliendo ogni futura possibilità di fruizione dolce della zona.
Dissesto. I lavori comporteranno un movimento di terra la cui entità non è ancora definita.
Turismo. A Cingoli quello da sostenere è di tipo naturalistico e gastronomico.

11 dicembre 2007

di GABRIELE GIANGIACOMI 

Non ci siamo, si cerca di far usare meno le macchine, poi ci tagliamo i maroni sa soli, in una vallata del genere l’unica cosa che farei costruire è un cavallodromo 

io

Primati…..parenti

3 Dic

colugo

Scoperto il parente più stretto dei primati: è il colugo
Stando ai risultati suggeriti da una recente ricerca genetica, noi e questo mammifero originario del sud-est asiatico potremmo avere un antenato in comune.
È il colugo delle Filippine (Cynocephalus volans) l’animale geneticamente più vicino ai primati: lo rivela una ricerca statunitense pubblicata sulla rivista Science. La scoperta sembrerebbe porre fine all’acceso dibattito interno al mondo scientifico su quale sia, tra tutti i mammiferi, il parente più stretto dei primati, ordine di cui fanno parte, oltre all’uomo, scimmie e lemuri comuni.

Una famiglia allargata
Il legame tra colughi e primati era già noto da tempo agli addetti ai lavori, che li avevano raggruppati tutti nella grande famiglia degli Euarchonta, della quale fanno parte anche le tupaie (Tupaia glis), piccoli mammiferi simili a scoiattoli. Ciò che ancora rimaneva un mistero era il grado di parentela. In particolare, i ricercatori si dividevano su quale fosse la specie più geneticamente affine ai primati: per alcuni la “preferenza” cadeva sulle tupaie, per altri sui colughi. Una differenza che nasce dalla rapidità con la quale gli Euarchonta si sono evoluti: a seconda del tipo di analisi effettuata o del frammento di Dna studiato, le ricerche davano risposte diverse.

Alla ricerca delle mutazioni genetiche
A dare una risposta probabilmente definitiva ci hanno pensato Jan Janecka e William Murphy, della Texas A&M University in College Station (Texas), con due diversi studi molto approfonditi. I ricercatori hanno analizzato quasi duecentomila sequenze geniche presenti sia nei primati sia in colughi e tupaie; quindi hanno confrontato i tratti di Dna degli animali che presentavano mutazioni genetiche rare. Due specie che presentano le stesse insolite mutazioni genetiche, infatti, hanno maggiori probabilità di avere un antenato in comune e un più stretto grado di parentela. Sette di queste variazioni sono state individuate sia nei colughi sia nei primati; primati e tupaie ne hanno invece in comune solo una. In una seconda analisi computerizzata gli studiosi si sono concentrati in particolare su frammenti di 19 sequenze di geni, e ne hanno studiato le mutazioni nel Dna delle varie specie.

Due studi, un solo risultato
Entrambi gli studi hanno portato allo stesso risultato: è il colugo l’animale più strettamente imparentato con i primati, e quindi con l’uomo. Le tupaie vengono solo al secondo posto, perché condividono con i primati una sola particolare mutazione. «Il prossimo passo», dichiara Anne Yoder, del Duke Lemur Center di Durham, North Carolina, «sarà la mappatura completa del genoma del colugo per comprendere meglio l’evoluzione dei primati, e cercare di capire che aspetto avesse questo nostro comune antenato.»

Focus

Scandali governativi

27 Nov

industrie

22/11/2007 – Il Governo italiano si prepara ad approvare l’ennesimo condono climatico, concedendo ai grandi impianti industriali permessi a inquinare oltre i limiti previsti dal Protocollo di Kyoto

Dal 1 gennaio 2008 partirà il secondo periodo dell’Emission Trading, il sistema europeo di scambio che regola le emissioni di gas serra di alcuni settori industriali, tra cui quello energetico. A poche settimane dall’avvio di questa seconda fase, l’Italia non ha ancora chiarito quale sia l’entità delle quote di emissioni che intende assegnare ai singoli impianti. Le associazioni ambientaliste Legambiente, Greenpeace e WWF, denunciano il pericolo che, sotto le pressioni dei grandi gruppi industriali, il Governo possa cadere in errore una seconda volta, concedendo sconti e incentivi alla produzione di energia elettrica da carbone.

Nel maggio 2007 la Commissione Europea aveva chiesto all’Italia di ridurre il proprio piano di allocazione di 13,2 milioni di tonnellate. A mesi di distanza, il Governo non ha ancora presentato un nuovo piano di allocazione per la seconda fase. Nel luglio Greenpeace, Legambiente e WWF, in una lettera inviata ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, avevano proposto alcune soluzioni per recuperare le quote mancanti senza vanificare il principio fondamentale della direttiva “chi inquina paga”. In particolare le associazioni chiedevano di fare ricadere sul carbone, il combustibile maggiormente responsabile dell’effetto serra, i tagli richiesti dalla Commissione.

Oggi il Governo intende aggirare l’ostacolo: anziché penalizzare gli impianti più inquinanti, il taglio richiesto dalla Commissione verrà raggiunto cancellando le quote destinate agli impianti che entreranno in funzione dopo il 2008 (la cosiddetta “riserva”), quote che verranno acquistate in futuro attraverso soldi pubblici con un fondo apposito previsto dalla Legge Finanziaria.

Per le associazioni ambientaliste:

* 1) non è accettabile che si voglia penalizzare il Paese, in particolare le nuove centrali a gas naturali, per mantenere i privilegi della generazione a carbone e che le decisioni del Ministero dello Sviluppo Economico siano pilotate dagli interessi di ENEL a discapito dei consumatori e dei concorrenti del mercato elettrico che si stanno orientando su fonti energetiche più pulite
* 2) è inaccettabile che i cittadini paghino con risorse pubbliche, in Finanziaria, quello che la direttiva europea chiede siano le imprese a pagare. Se questo avviene è palese la violazione della normativa sugli aiuti di Stato.

Se si pensa di scaricare sulla collettività i costi della riserva perché si vuole perseverare ad incentivare il carbone, il ricorso da parte di Greenpeace, Legambiente e WWF in Commissione europea in merito alla violazione degli aiuti di Stato sarà un passo inevitabile.

wwf italia
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l’Europa vive al di sopra dei suoi limiti ecologici

23 Nov

nuclear

Se tutti vivessero come un europeo ci vorrebbero 2,6 pianeti

ROMA
«L’Europa vive al di sopra dei propri limiti». Lo ha sottolineato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia nel corso di una conferenza internazionale organizzata oggi dal Wwf, Ocse e Club di Roma nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles. «Se tutti i cittadini del mondo vivessero come un europeo avremmo bisogno di 2,6 pianeti, per avere sufficienti risorse per tutti e poter smaltire i rifiuti prodotti». A leggere il Rapporto del Wwf «Europa 2007 – Prodotto Interno Lordo e Impronta Ecologica» diffuso oggi in occasione della conferenza, emerge, infatti, che in Europa sono pochi i paesi creditori ecologici e molti quelli debitori.

Il documento del Wwf ha valutato le performance dei singoli stati, tramite una sorta di contabilità ecologica, dove utilizza il Prodotto interno lordo (PIL) che misura la crescita di un paese, l’Impronta Ecologica che misura la pressione sull’ambiente e l’Indice di Sviluppo Umano, come variabili contabili per cui risulta che in Europa , negli ultimi 30 anni, dal 1971, i paesi del nord e del centro, con le economie in crescita, hanno raddoppiato la loro pressione sull’ambiente. Una pressione che crescendo ad un tasso superiore a quello della popolazione, sta creando un deficit di risorse naturali per il resto del mondo e per le future generazioni.

Secondo il Rapporto, solo Finlandia, Svezia e Lettonia sono creditori ecologici, avendo ancora a disposizione grandi riserve ambientali alle quali attingere, che sono però già sottoposte ad una crescente pressione. In Finlandia dove la pressione umana è cresciuta dal 1975 del 70%, è oggi più forte che in ogni altro paese membro. Più pesante la situazione in Germania, dove la pressione sull’ambiente è due volte e mezzo superiore a quello che consentirebbero le sue risorse naturali. Un cittadino tedesco ha un’impronta ecologica doppia rispetto alla media mondiale. Per quanto riguarda la Grecia e la Spagna, queste stanno attraversando una fase di crescita dei consumi, mentre la Francia segue il trend europeo ma grazie alle tecnologie riesce a aumentare la propria disponibilità di risorse naturali.

Nell’Europa orientale spicca l’Ungheria, dove l’«impronta ecologica sull’ambiente» dal 1991 è andata riducendosi dopo i cambiamenti avvenuti in seguito al crollo del regime sovietico. I cittadini sloveni, che nel 1995 praticavano una forma di sviluppo sostenibile, nel 2003 hanno raddoppiato la loro «impronta» pro-capite sull’ambiente, mentre lo sviluppo è cresciuto meno del 5%. Ed, infine, la Romania che è debitrice con la sua impronta ecologica più bassa rispetto agli altri 27 paesi membri.

Solo una generazione fa, ha ricordato Bologna, i paesi europei erano per la maggior parte «creditori» ecologici, in quanto utilizzavano meno risorse di quante la natura ne rigenerasse.

Fonte La Stampa 

http://www.wikio.it

E’ strage nel Mar nero, il petrolio uccide 30.000 uccelli

15 Nov

 

petroliera12/11/2007 – Il disastro ambientale provocato dal naufragio delle 5 navi, cariche di zolfo, petrolio e materiali ferrosi, rischia di diventare ancora più grave perché l’Ucraina non sembra avere gli strumenti adeguati per intervenireIl WWF esprime grande preoccupazione per quanto avvenuto nelle acque del Mar Nero. 12 chilometri di costa russa sono invasi dal petrolio. Il disastro ambientale provocato dal naufragio delle 5 navi, cariche di zolfo, petrolio e materiali ferrosi, rischia di diventare ancora più grave perché l’Ucraina non sembra avere gli strumenti adeguati per affrontare e tamponare incidenti di questa portata.La raccolta del petrolio fuoriuscito è iniziata, ma la situazione meteorologica, con forte vento (fino a 29 metri al secondo) e tempesta persistenti, rende difficile ogni intervento. Ci vorranno uno o due giorni per quantificare la reale gravità del disastro, ma il bilancio è già grave: il WWF riferisce che, secondo le autorità russe, sarebbero almeno 30.000 gli uccelli morti e 12 i chilometri di costa russa invasi dal petrolio. La morfologia delle coste, caratterizzate da spiagge basse e sabbiose, rischia di peggiorare la situazione favorendo la penetrazione del petrolio verso l’entroterra. Minori preoccupazioni desta invece la situazione dello zolfo, racchiuso in container che dovrebbero garantire una certa tenuta.”Questo devastante incidente rischia di aggravare un’emergenza ambientale già conclamata nel Mar Nero, uno dei mari più inquinati e a rischio – dichiara Michele Candotti, segretario generale del WWF Italia – E’ un incidente che invita ancora una volta ad aprire gli occhi sui rischi del commercio del petrolio, di cui il mare, nonostante decenni di gravissimi disastri ambientali, rimane come sempre la vittima sacrificale”.”L’incidente è una conseguenza naturale quando navi costruite per i fiumi vengono fatte navigare in mare – ha spiegato Alexey Knizhnikov, responsabile del Programma Petrolio e gas del WWF Russia – Le navi da mare, infatti, non possono entrare nei fiumi Don e Volga a causa della scarsa portata d’acqua, e nello Stretto di Kerch trasferiscono i loro carichi su navi da fiume.Queste ultime, però, non sono in grado di sostenere la forza delle tempeste marine”.”Per minimizzare le conseguenze della fuoriuscita di petrolio nel mare – dichiara Oleg Tsaruk, responsabile del WWF Russia/Caucaso – è importante istituire un comitato permanente Russa-Ucraina che coordini i servizi d’emergenza dei due paesi, non solo per ripulire le dispersioni di petrolio, ma soprattutto per prevenire potenziali incidenti. Tutti erano stati avvertiti del sopraggiungere di una tempesta entro l’11 novembre, ma nessuno ha dato l’ordine di portare in posti sicuri le navi con carichi pericolosi”. Il WWF si augura che questo incidente porti all’adozione di una legge che garantisca la sicurezza delle operazioni di gestione del petrolio nei mari e nei fiumi, simili all’Oil Pollution Act adottato negli USA dopo il disastro ambientale della Exxon Valdez nel 1989.

wwf italia

L’arte……macchiata di sangue

29 Ott

Il mondo è impazzito completamente… non esiste più il concetto che designa perfettamente le cose. I concetti sono sfumati, confusi, per giustificare la follia e la sete di sangue che alcuni individui serbano e manifestano con elegante disinvoltura. Così un bel giorno si è chiamata “arte” lo scempio diffuso da tale Guillermo Habacuc Vargas… non ricordatevi il nome, non è bene che si ricordi tale individuo…il nome è solo per designare la diffusione di una malattia mentale, espressa da un individuo, seguita purtroppo da molti. Perché si può puntare il dito contro l’assassino altrettanto quanto i suoi complici:e si può essere complici di un assassino anche tacendo semplicemente il delitto di cui si è stati testimoni.
Questo tizio, proveniente dalla Costa Rica e che da piccolo voleva fare l’artista,dato che non aveva strumenti né tantomeno capacità per dimostrare di essere un vero talento, che idea geniale ha?
Esporre nell’angoletto di una specie di museo un cane affamato, vietando a tutti i visitatori di dargli da mangiare e da bere, per farlo morire a poco a poco… perché la morte ed i maltrattamenti sono una sublime forma d’arte a cui si possa assistere.
Non credete?
C’è certamente un significato anche in questa esposizione.
Un significato che giustifica ( io direi fa finta di giustificare) la banalità del male… un cane innocente, indifeso, e con sentimenti paragonabili a quelli di un essere umano, può essere sacrificato senza alcun problema per rappresentare la sofferenza di un popolo.
La sofferenza, la penuria dei bisogni primari dovrebbero insegnarci ad essere più sensibili verso ogni forma di vita che ci circonda: invece no, in alcuni individui rendono insensibili, disumanizzano, rendono inutili, nocivi.

Il cane che muore di fame, ignaro del perché di questa assurda privazione, rappresenta la Costa Rica nella manifestazione artistica dal titolo “Bienal Centroamericana Honduras 2008”.
Un sito si sta impegnando per boicottare le esposizioni di questo “artista”
decisamente malato di mente e non farlo partecipare a nessun altro evento:
http://www.petitiononline.com/13031953/petition-sign.html
A voi costa solo un click e segnare il vostro nome, niente di più semplice.
Non è possibile farsi promotori di diritti umani ledendo i diritti di altri esseri viventi.
L’arte non può diventare la scusa per manifestare i propri istinti crudeli nei confronti dei deboli e degli indifesi. Nel blog che sponsorizza la sua arte i commenti per fortuna si sono fatti sentire, ma visto che gli insulti erano parecchi hanno deciso di chiudere la libertà di manifestare la propria rabbia( se volete vedere lo scempio andare su questa pagina
http://www.marcaacme.com/blogs/analog/index.php/2007/08/22/5_piezas_de_habacuc )
Il cagnolino si chiamava Natividad…Habacuc ha pagato dei ragazzini per catturarlo.
Si è esibito a questa manifestazione lasciandolo morire di fame… lo scopo era proprio farlo morire di fame, sotto l’occhio di tutti.
Durante la macabra esibizione delle persone hanno chiesto la liberazione del povero animale ma l’”artista” ovviamente ha rifiutato.
Il messaggio sopra il cane morente? Una scritta fatta di crocchette che riportava la frase:”Sei quello che leggi” vale a dire tu leggi delle crocchette quindi “sei nient’altro che semplici crocchette”.
Un messaggio decisamente irrazionale e senza senso per cui si è lasciato morire un cane privandolo delle cure necessarie.
Del resto, si giustificano i collaboratori dell’assassino, ormai il cane era ammalato d’inedia quindi anche in una condizione normale non avrebbe accettato né cibo né acqua. E anche questo era il messaggio:
i poveri cani o muoiono o si lasciano morire.
Sfido io se non c’è nessuno che lo porti in una clinica e gli fornisca flebo facendo il possibile per salvarlo.
Ho visto il sito di questa persona… è anche un “musicista”.
Produce musica infernale, in realtà suona solo il chiasso, non si tratta nemmeno di heavy metal, è un genere paragonabile a pentole che cadono per terra.
Nel sito pubblica immagini inquietanti, come bamboline dal viso deformato, e lui ed il suo gruppo si vestono da sadomasochisti.
Avrei voluto scrivergli che se ama tanto la morte tanto vale provarla su se stesso non condannare gli altri, ma sarebbe stato inutile.
Le persone folli non ascoltano che la propria follia, ciò che mi fa restare basita è che gli assassini abbiano sempre la libertà di esprimersi e di nuocere al prossimo finché essi stessi non crepano.
Firmate la petizione per favore,
http://www.petitiononline.com/13031953/petition-sign.html
seppelliamo nel silenzio qualsiasi forma di espressione di questi soggetti capaci solo di far del male,ma non seppelliamo nel silenzio le tracce della loro violenza così da poterle fermare una volta per tutte.
Ulteriori info su dove lanciare le vostre proteste
Dove si terrà l’esibizione:
Centro Nacional de la Cultura – Antigua Fábrica Nacional de Licores.
Avenida 3, calle 15/17. San José, Costa Rica. – Teléfono: (506) 257 7202 / 257 9370 – Fax: (506) 257 8702
Email Address: info@madc.ac.cr

Inoltre vi do l’indirizzo di un’altra galleria d’arte che espone le opere di questo assassino e ha anche il coraggio di venderle. Se volete fare in modo che questa galleria lo cancelli dalle liste dei suoi artisti scrivete anche a : info@jacobkarpio-galeria.com

I am writing regarding the horrifying actions of Guillermo Habacuc Vargas,who paid local children to catch a dog on the street and then confined,starved and publicly displayed the dog as an “art” exhibit until the innocent animal died of starvation.I along with many people world wide am outraged that Guillermo habacuc Vargas has been selected to represent Costa Rica in “Bienal Centroamericana Honduras 2008”,This man is by no definition of the word an artist he is a criminally insane sadist and enjoys inflicting prolonged suffering upon his innocent victims.he is a danger to all of society as it is well documented that those with the capacity to intentionally cause harm to an animal have the same capacity to harm humans.To state that this animal would have died eventually of natural causes is unjustifiable and beyond logical,rational thinking.To allow Guillermo habacuc Vargas to represent Costa Rica in Bienal Centroamericana Honduras 2008 will in no way benefit Costa Rica,the world is watching and the actions of this so called artist has brought much negative assumptions as to the humanity of the people of Costa Rica and the fact that the many witnesses of this animals suffering did nothing and that the organizers of this event allowed this rather than taking action to see that Guillermo Vargas be criminally charged with animal abuse is sending the world a message that Costa Rica consists of a cruel,uncivilized society that has no regard for life but enjoys viewing and contributing to the loss of life.Each and every person who knew of and witnessed the suffering of this innocent dog is equally as guilty of causing it’s uncalled for death.
And to let this crime go unpunished and instead be awarded by Guillermo Vargas representing Costa Rica in Bienal Centroamericana Honduras 2008 is unacceptable and shameful not only to Costa Rica but to all participants of this event.I urge you,do not condone the heinous actions of Guillermo Vargas by allowing him to participation in Bienal Centroamericana Honduras 2008.He should be jailed and prosecuted to the fullest extent of law for this animals death,not representing Costa Rica as an artist for he is not an artist and to refer to him as such is an insult to all true artists.
Sincerely,
IL TUO NOME
(dal Blog di AIUTACI.AD.AIUTARLI)

La pazzia dell’arte contemporanea mi fà rabbrividire, sarà perche sono ancora legato da vecchi schemi, vedi Carracci,De Chirico, Leonardo ecc, ma quì rasentiamo la malattia mentale, non ho parole solo insulti

pubblicato su lisistrata