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MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LE PELLICCE

29 Feb

Organizzazione Internazionale Protezione Animali

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LE PELLICCE
in occasione del MIFUR di Milano
SABATO 15 MARZO 2008

Ritrovo alle 14.30 in Piazza Castello – Milano
Il corteo attraverserà la città per confluire nelle vicinanze della Fiera del Mifur

Il Mifur, il Salone Internazionale della Pellicceria e della Pelle, è l’appuntamento annuale dedicato allo stile della pelle e delle pellicce. Organizzato dall’Ente Fieristico Mifur, il Salone della pelle e della pellicceria, rappresenta oggi il punto di riferimento per il mercato internazionale di settore.
Manifestare in occasione del MIFUR è molto importante perché è in occasione di questa fiera che viene decisa la nuova collezione invernale di capi in pelle e pelliccia.

Uniamoci contro le pellicce! I bordi in pelliccia delle giacche sono purtroppo divenuti una moda anche tra i giovani, ma nascondono una vera e propria crudeltà.

Spot Oipa contro le pellicce

I colori del Mare

27 Dic

mio canale

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E se fosse così……

17 Dic

uman1

uman2

Farebbe incazzare?????…..allora, meditate gente meditate

io

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Scandali governativi

27 Nov

industrie

22/11/2007 – Il Governo italiano si prepara ad approvare l’ennesimo condono climatico, concedendo ai grandi impianti industriali permessi a inquinare oltre i limiti previsti dal Protocollo di Kyoto

Dal 1 gennaio 2008 partirà il secondo periodo dell’Emission Trading, il sistema europeo di scambio che regola le emissioni di gas serra di alcuni settori industriali, tra cui quello energetico. A poche settimane dall’avvio di questa seconda fase, l’Italia non ha ancora chiarito quale sia l’entità delle quote di emissioni che intende assegnare ai singoli impianti. Le associazioni ambientaliste Legambiente, Greenpeace e WWF, denunciano il pericolo che, sotto le pressioni dei grandi gruppi industriali, il Governo possa cadere in errore una seconda volta, concedendo sconti e incentivi alla produzione di energia elettrica da carbone.

Nel maggio 2007 la Commissione Europea aveva chiesto all’Italia di ridurre il proprio piano di allocazione di 13,2 milioni di tonnellate. A mesi di distanza, il Governo non ha ancora presentato un nuovo piano di allocazione per la seconda fase. Nel luglio Greenpeace, Legambiente e WWF, in una lettera inviata ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, avevano proposto alcune soluzioni per recuperare le quote mancanti senza vanificare il principio fondamentale della direttiva “chi inquina paga”. In particolare le associazioni chiedevano di fare ricadere sul carbone, il combustibile maggiormente responsabile dell’effetto serra, i tagli richiesti dalla Commissione.

Oggi il Governo intende aggirare l’ostacolo: anziché penalizzare gli impianti più inquinanti, il taglio richiesto dalla Commissione verrà raggiunto cancellando le quote destinate agli impianti che entreranno in funzione dopo il 2008 (la cosiddetta “riserva”), quote che verranno acquistate in futuro attraverso soldi pubblici con un fondo apposito previsto dalla Legge Finanziaria.

Per le associazioni ambientaliste:

* 1) non è accettabile che si voglia penalizzare il Paese, in particolare le nuove centrali a gas naturali, per mantenere i privilegi della generazione a carbone e che le decisioni del Ministero dello Sviluppo Economico siano pilotate dagli interessi di ENEL a discapito dei consumatori e dei concorrenti del mercato elettrico che si stanno orientando su fonti energetiche più pulite
* 2) è inaccettabile che i cittadini paghino con risorse pubbliche, in Finanziaria, quello che la direttiva europea chiede siano le imprese a pagare. Se questo avviene è palese la violazione della normativa sugli aiuti di Stato.

Se si pensa di scaricare sulla collettività i costi della riserva perché si vuole perseverare ad incentivare il carbone, il ricorso da parte di Greenpeace, Legambiente e WWF in Commissione europea in merito alla violazione degli aiuti di Stato sarà un passo inevitabile.

wwf italia
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l’Europa vive al di sopra dei suoi limiti ecologici

23 Nov

nuclear

Se tutti vivessero come un europeo ci vorrebbero 2,6 pianeti

ROMA
«L’Europa vive al di sopra dei propri limiti». Lo ha sottolineato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia nel corso di una conferenza internazionale organizzata oggi dal Wwf, Ocse e Club di Roma nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles. «Se tutti i cittadini del mondo vivessero come un europeo avremmo bisogno di 2,6 pianeti, per avere sufficienti risorse per tutti e poter smaltire i rifiuti prodotti». A leggere il Rapporto del Wwf «Europa 2007 – Prodotto Interno Lordo e Impronta Ecologica» diffuso oggi in occasione della conferenza, emerge, infatti, che in Europa sono pochi i paesi creditori ecologici e molti quelli debitori.

Il documento del Wwf ha valutato le performance dei singoli stati, tramite una sorta di contabilità ecologica, dove utilizza il Prodotto interno lordo (PIL) che misura la crescita di un paese, l’Impronta Ecologica che misura la pressione sull’ambiente e l’Indice di Sviluppo Umano, come variabili contabili per cui risulta che in Europa , negli ultimi 30 anni, dal 1971, i paesi del nord e del centro, con le economie in crescita, hanno raddoppiato la loro pressione sull’ambiente. Una pressione che crescendo ad un tasso superiore a quello della popolazione, sta creando un deficit di risorse naturali per il resto del mondo e per le future generazioni.

Secondo il Rapporto, solo Finlandia, Svezia e Lettonia sono creditori ecologici, avendo ancora a disposizione grandi riserve ambientali alle quali attingere, che sono però già sottoposte ad una crescente pressione. In Finlandia dove la pressione umana è cresciuta dal 1975 del 70%, è oggi più forte che in ogni altro paese membro. Più pesante la situazione in Germania, dove la pressione sull’ambiente è due volte e mezzo superiore a quello che consentirebbero le sue risorse naturali. Un cittadino tedesco ha un’impronta ecologica doppia rispetto alla media mondiale. Per quanto riguarda la Grecia e la Spagna, queste stanno attraversando una fase di crescita dei consumi, mentre la Francia segue il trend europeo ma grazie alle tecnologie riesce a aumentare la propria disponibilità di risorse naturali.

Nell’Europa orientale spicca l’Ungheria, dove l’«impronta ecologica sull’ambiente» dal 1991 è andata riducendosi dopo i cambiamenti avvenuti in seguito al crollo del regime sovietico. I cittadini sloveni, che nel 1995 praticavano una forma di sviluppo sostenibile, nel 2003 hanno raddoppiato la loro «impronta» pro-capite sull’ambiente, mentre lo sviluppo è cresciuto meno del 5%. Ed, infine, la Romania che è debitrice con la sua impronta ecologica più bassa rispetto agli altri 27 paesi membri.

Solo una generazione fa, ha ricordato Bologna, i paesi europei erano per la maggior parte «creditori» ecologici, in quanto utilizzavano meno risorse di quante la natura ne rigenerasse.

Fonte La Stampa 

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E’ strage nel Mar nero, il petrolio uccide 30.000 uccelli

15 Nov

 

petroliera12/11/2007 – Il disastro ambientale provocato dal naufragio delle 5 navi, cariche di zolfo, petrolio e materiali ferrosi, rischia di diventare ancora più grave perché l’Ucraina non sembra avere gli strumenti adeguati per intervenireIl WWF esprime grande preoccupazione per quanto avvenuto nelle acque del Mar Nero. 12 chilometri di costa russa sono invasi dal petrolio. Il disastro ambientale provocato dal naufragio delle 5 navi, cariche di zolfo, petrolio e materiali ferrosi, rischia di diventare ancora più grave perché l’Ucraina non sembra avere gli strumenti adeguati per affrontare e tamponare incidenti di questa portata.La raccolta del petrolio fuoriuscito è iniziata, ma la situazione meteorologica, con forte vento (fino a 29 metri al secondo) e tempesta persistenti, rende difficile ogni intervento. Ci vorranno uno o due giorni per quantificare la reale gravità del disastro, ma il bilancio è già grave: il WWF riferisce che, secondo le autorità russe, sarebbero almeno 30.000 gli uccelli morti e 12 i chilometri di costa russa invasi dal petrolio. La morfologia delle coste, caratterizzate da spiagge basse e sabbiose, rischia di peggiorare la situazione favorendo la penetrazione del petrolio verso l’entroterra. Minori preoccupazioni desta invece la situazione dello zolfo, racchiuso in container che dovrebbero garantire una certa tenuta.”Questo devastante incidente rischia di aggravare un’emergenza ambientale già conclamata nel Mar Nero, uno dei mari più inquinati e a rischio – dichiara Michele Candotti, segretario generale del WWF Italia – E’ un incidente che invita ancora una volta ad aprire gli occhi sui rischi del commercio del petrolio, di cui il mare, nonostante decenni di gravissimi disastri ambientali, rimane come sempre la vittima sacrificale”.”L’incidente è una conseguenza naturale quando navi costruite per i fiumi vengono fatte navigare in mare – ha spiegato Alexey Knizhnikov, responsabile del Programma Petrolio e gas del WWF Russia – Le navi da mare, infatti, non possono entrare nei fiumi Don e Volga a causa della scarsa portata d’acqua, e nello Stretto di Kerch trasferiscono i loro carichi su navi da fiume.Queste ultime, però, non sono in grado di sostenere la forza delle tempeste marine”.”Per minimizzare le conseguenze della fuoriuscita di petrolio nel mare – dichiara Oleg Tsaruk, responsabile del WWF Russia/Caucaso – è importante istituire un comitato permanente Russa-Ucraina che coordini i servizi d’emergenza dei due paesi, non solo per ripulire le dispersioni di petrolio, ma soprattutto per prevenire potenziali incidenti. Tutti erano stati avvertiti del sopraggiungere di una tempesta entro l’11 novembre, ma nessuno ha dato l’ordine di portare in posti sicuri le navi con carichi pericolosi”. Il WWF si augura che questo incidente porti all’adozione di una legge che garantisca la sicurezza delle operazioni di gestione del petrolio nei mari e nei fiumi, simili all’Oil Pollution Act adottato negli USA dopo il disastro ambientale della Exxon Valdez nel 1989.

wwf italia

Artico canadese mai così caldo

27 Ott

MELVILLE ISLAND, Canada — Non era mai accaduto, nell’arcipelago artico canadese, che la colonnina di mercurio toccasse più volte i 22 gradi. Eppure quest’estate è successo, e spesso. Con la conseguenza chei ghiacciai locali si sono ritirati e le isole sono state investite da colate di fango causate dallo scioglimento del permafrost.

Di solito nelle isole dell’estremo Nord le temperature estive rimangono intorno ai 5 gradi anche nei giorni più caldi. E i ghiacci non si sciolgono mai.

 

Ma durante l’estate 2007 è stato battuto ogni record: gli scienziati della Queen’s University dell’Ontario, mentre lavoravano sull’Isola di Melville, hanno rilevato medie intorno ai 13 gradi e massime che superavano i 20. E questo solo nel mese di luglio. A quanto pare, in agosto i termometri hanno segnato temperature anche superiori.

 

I ricercatori, coordinati da Scott Lamoureux, hanno poi cercato riscontro nelle foto satellitari. E hanno constatato uno spaventoso ritiro dei ghiacci che solitamente ricoprono l’arcipelago: si sono assottigliati e in alcuni punti, sono del tutto spariti.

 

“Questa regione sta andando a pezzi” ha commentato, durissimo, Lamoureux. Riferendosi in primo luogo al fango che ricopre le isole quando il permafrost, il sottosuolo perennemente ghiacciato, si riscalda troppo e perde le sue fattezze.

 

Purtroppo non si tratta di un fenomeno circoscritto. “Anche nelle altre zone dell’Artico, come la Siberia, questa è stata la stagione più calda degli ultimi tempi” ha confermato Welt Meir del Centro nazionale americano per il ghiaccio e la neve.

 

L’arcipelago artico canadese è composto da oltre 36.500 isole e si trova a nord del Canada.

MontagnaTv

 

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