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Criminali legalizzati

17 Ott

Come al solito, questo video contiene immagini che potrebbero turbarvi 

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‘SUMMIT’ POPOLI INDIGENI A DIFESA MADRE TERRA

14 Ott

LA PAZ – Sulla scia della dichiarazione sui diritti degli indigeni firmata un mese fa dall’Onu, i rappresentanti di un migliaio di popoli indigeni hanno approvato oggi nella localita’ boliviana di Chimore’ un documento che punta alla difesa dell’ ambiente e delle risorse naturali della ”Terra madre”. In coincidenza con la commemorazione dei 515 anni dalla scoperta dell’America, ”L’incontro per la vittoria storia degli indigeni del mondo”, chiuso oggi a Chimore’, ha dato via libera a un testo che sottolinea, tra l’altro, l’importanza dell’ integrazione dei diversi movimenti indigeni del pianeta nella lotta per il diritto alla terra e alle risorse naturali. Ad alcuni degli eventi del ”vertice” hanno preso parte il presidente boliviano, Evo Morales – primo capo dello stato indigena del Paese andino -, e il premio Nobel per la Pace 1992, Rigoberta Menchu’, la quale ha tra l’altro ricordato che ”ancora oggi, ci sono Paesi che non accettano concetti quali ‘popoli indigeni’ oppure ‘il diritto all’autodeterminazione”’. Ieri si e’ per esempio svolta una cerimonia a Tiwanaku, culla di una cultura pre-incaica risalente a 3.000 anni fa, dove gli amauta (guide spirituali) hanno offerto omaggi alla Pachamama, la terra madre in lingua quechua. Tra i rappresentanti presenti, un delegato dei comanches statunitensi, che ha criticato il voto contrario espresso da Washington – cosi’ come hanno fatto Canada e Nuova Zelanda – alla Dichiarazione sui diritti degli indigeni approvata all’Onu lo scorso 13 settembre dopo vent’anni di dibattiti. ”Negli Usa – ha precisato il delegato – sono 550 le tribu’ che chiedono all’amministrazione Usa di riconoscere i diritti degli indigeni, circa il 3% della popolazione totale del Paese”. Fra i Paesi dell’America Latina dove la tematica delle popolazioni indigeni e’ all’ordine del giorno spiccano l’Ecuador e l’Argentina. La quechua ecuatoriana Miriam Masaquiza ha per esempio ricordato il caso degli indigeni Sarayaku del suo Paese, che si rifiutano di autorizzare l’ingresso nelle proprie terre delle compagnie petrolifere. In Argentina sono d’altra parte circa 400 i contenziosi aperti con le autorita’ locali e centrali sul diritto alle terre, conflitti relativi al destino di una superficie totale pari a 8,6 milioni di ettari: un’area equivalente a 428 volte l’estensione della citta’ di Buenos Aires, ricorda un’inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano ‘Pagina 12′. ”Ormai da anni sono molti i territori aborigeni dove gli indigeni vengono allontanati per lasciare il posto ai nuovi prodotti agro-industriali, in primo luogo la soia, oppure allo sfruttamento delle risorse minerarie e degli idrocarburi, oppure alle nuove strutture per il turismo, per esempio campi di golf e hotel”, rileva il quotidiano. In Cile il Consiglio di tutte le terre ha d’altra parte celebrato la Dichiarazione Onu approvata a settembre, proclamando ”l’autogoverno dei mapuches”, al fine di riaffermare i diritti di questo popolo indigeno ”in tutte le sue espressioni, dalla politica alla cultura, dalle istituzioni alla magistratura”. Su tali questioni oggi ha preso posizione anche Amnesty International (Ai), che in una nota ha chiesto ai governi e le societa’ di tutto il mondo di ”proteggere e difendere i diritti fondamentali dei popoli indigeni di fronte a politiche discriminatorie, conflitti armati e megaprogetti economici”. (ANSA). RIG
12/10/2007 18:39

ansa

Zuven (giovani) quì bisogna darsi una mossa vedo un futuro molto buio, poi manca solo l’asteroide e siamo a posto.

io

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Foche l’altra guerra

7 Ott

Se siete impressionabili, il video è molto crudo, bambini accompagnati, così magari i genitori gli spiegano che razza di casino stà combinando l’uomo

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Vita….d’ acqua

6 Ott

“L’acqua è la sostanza da cui traggono origine tutte le cose; la sua scorrevolezza spiega anche i mutamenti delle cose stesse. Questa concezione deriva dalla constatazione che animali e piante si nutrono di umidità, che gli alimenti sono ricchi di succhi e che gli esseri viventi si disseccano dopo la morte.”

Talete (624 – 546 a. C.)

Ebbene si l’acqua, questo bene di cui i governi cercano di far pagare, e fin che la fanno pagare da noi, che già è una cosa schifosa, ma esistono popoli che l’acqua non gli esce neanche quando piangono, alla faccia delle nostre vasche ad idromassaggio , che solo per riempirne una in Africa ci bevono un anno, e le nostre amabili barbe, scorre l’acqua scorre giù per il lavandino, mentre in Iraq piange un bambino, piange rassegnato all’evidenza che qui da noi preferiamo l’efervescenza, e le acque minarali, praticamente ad ogni angolo della strada c’è una sorgente, altrimenti non si capisce dove siano, si l’acqua è una di quelle cose così scontate che ci pensano in pochi, mi ricordo nei primi anni 90, il nostro governo di Genii, con grande sforzo umanitario, mando nel Mali 40 tonellate di…..udite udite…latte in polvere, latte in polvere ???? Ma porca puttana nel mali, non sudano neanche, dalla gran acqua che c’è, si forse un giorno anche noi la cercheremo (già ci siamo) ed allora nel Mali si sbellicheranno dalle risate.

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Senza fiumi ?

6 Ott

ROMA – Dal Gange al Danubio, i fiumi più grandi del mondo si stanno asciugando inesorabilmente. Con conseguenze disastrose. Lo annuncia un rapporto presentato oggi dal Wwf internazionale a Gland, in Svizzera, a pochi giorni dalla giornata mondiale dell’acqua, in calendario il 22 marzo. Pianificazioni sbagliate e protezioni inadeguate non ci consentono di essere sicuri che in futuro l’acqua continuerà a scorrere – ammonisce l’organizzazione ambientalista – mettendo così in pericolo l’approvvigionamento idrico di innumerevoli specie. Da qui l’esortazione indirizzata ai governi di tutto il mondo a intervenie subito, prima che l’acqua dolce diventi davvero troppo poca.

Il Wwf ha monitorato dieci fra i più grandi corsi d’acqua della Terra. E tutti e dieci si sono rivelati in forte pericolo. Principali imputati del disastro sono l’inquinamento, il cambiamento climatico, le dighe e lo sfruttamento irresponsabile della pesca. Ma avrebbero contribuito a compromettere la salute dei corsi d’acqua anche la navigazione (è il caso del Danubio), l’accessivo prelievo di acqua potabile, la diffusione di specie invasive, e lo sfruttamento intensivo per agricoltura e industria.

Lo stato di agonia è stato accertato per Yangtze, meglio conosciuto come Fiume Azzurro, Mekong, Salween, Gange e Indo (in Asia), Danubio (in Europa) Rio de la Plata, Rio Grande o Rio Bravo (nelle Americhe), Murray-Darling (in Australia) ed il Nilo-Lago Vittoria (in Africa). Ma non è escluso che anche altri corsi d’acqua si trovino nella stessa emergenza.

“Negli ultimi 50 anni – si legge nel rapporto – gli ecosistemi (compresi quelli idrici) hanno subito alterazioni più profonde che in qualunque altro periodo storico: rapida crescita demografica, sviluppo economico e industriale hanno causato trasformazioni dell’ecosistema acqua che non ha precedenti e che in qualche caso mostra segni di irreversibilità”. La posta in gioco è dunque già altissima: la stessa sopravvivenza dei bacini monitorati e delle popolazioni che da essi traggono sostentamento.


“Serve ricordare che il 41% della popolazione mondiale vive in bacini fluviali sottoposti a profondo stress idrico – elenca il Wwf – e più del 20% delle 10 mila specie d’acqua dolce si sono estinte o sono gravemente minacciate come conseguenza di alterazioni e perdita di habitat, eccessiva captazione delle acque, inquinamento, aumento di specie invasive e sfruttamento non sostenibile delle risorse ittiche”.

Indo e Nilo subiscono più di altri l’impatto dei cambiamenti climatici. “Il primo è per più del 30% in condizioni di siccità per la scomparsa dei ghiacciai da cui dipende – segnalano gli ambientalisti – e il secondo subisce in modo drammatico l’innalzamento della temperatura globale, al punto che il fiume più lungo del mondo ha cessato di riversare nel Mediterraneo acque dolci, provocando un’alterazione nei livelli di salinità in corrispondenza del delta”. Dallo stato di salute di questi due fiumi simbolo dipende una popolazione di oltre 500 milioni di persone.

Invece Yangtze e Mekong in Cina e nel sud-est asiatico “Sono principalmente minacciati da inquinamento e sfruttamento eccessivo della pesca”. Il primo “Rappresenta il 40% del Pil cinese ma negli ultimi 50 anni i suoi livelli di inquinamento sono cresciuti del 73%”. Il Mekong invece è tra i bacini più pescosi, “Con un valore commerciale dei prodotti ittici pari a più di 1,7 miliardi di dollari – dice il Wwf – ma la pesca eccessiva e le pratiche illegali rischiano di privare 55 milioni di abitanti della loro principale fonte di sostentamento”.

Per quanto riguarda il Danubio, le dighe lungo il suo corso hanno già distrutto l’80% delle terre umide del suo bacino. Mentre l’Indo manifesta una consistente scarsità nella portata dovuta al prelievo eccessivo di acqua destinata ad irrigare le coltivazioni agricole.

“La situazione dei fiumi che è stata illustrata dal rapporto – ha sottolineato Jamie Pittock, direttore del programma di acqua dolce del Wwf – ha messo in evidenza lo scenario di crisi dell’acqua dolce che già molte organizzazioni paventano da anni. Vogliamo che i responsabili politici affrontino il problema subito e non quando sarà troppo tardi”.

“La parola d’ordine, non ci stancheremo mai di ripeterlo, – ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf, non può che essere ‘gestione integrata dei bacini fluviali’, cioè una visione unitaria degli interi bacini idrici capace di rendere, come obiettivo fondamentale della loro gestione, il buono stato ecologico di salute degli stessi”. E’ indispensabile, dunque, “una forte cooperazione internazionale, buona volontà e lungimiranza per ottenere questi risultati”, conclude Bologna.

Pubblicato dalla Repubblica

Testimoni dell’orso a raccolta

5 Ott
5/10/2007 – Sabato 6 a Bisegna fiaccolata di WWF e Amici dell’Orso Bernardo nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Raccontateci sul sito emozioni e testimonianze, da domani un sondaggio on line sull’uso dei veleni in natura

Domani, sabato 6 ottobre, le fiaccole accese di WWF, Amici dell’Orso Bernardo e di tutti coloro che vorranno seguirli illumineranno la valle dell’orso per manifestare contro i crimini inflitti alla natura nel Parco Nazionale più importante d’Europa, che conserva gli ultimi orsi marsicani, solo 50 esemplari appartenenti a una sottospecie esclusiva dell’Italia centrale che i recenti fatti rischiano di spingere sempre più verso l’angolo dell’estinzione. Molte le associazioni che hanno già aderito, tra cui Montagna Grande, Pro Natura Marche, Lav Abruzzo, Lipu, Empa Marsica, Mountain Wilderness, Animalisti Italiani, Italia Nostra, CGIL Abruzzo. Tra i partiti, Sinistra Democratica, Verdi e Rifondazione Comunista.
CONFERENZA STAMPA: Pescara, ore 11:30, Piazza Italia, Sala Giunta della Provincia

FIACCOLATA: Bisegna (AQ), ore 18:00

Nella mattinata, a Pescara, il Segretario generale del WWF Italia Michele Candotti e il presidente regionale WWF Dante Caserta illustreranno in una conferenza stampa le proposte dell’Associazione per impedire che tali fatti si ripetano, a partire dalla sorveglianza, dal ruolo delle aree protette nella gestione del territorio, fino all’utilizzo dei fondi comunitari per l’agricoltura in modo funzionale alla conservazione della biodiversità e alla necessità di una legge sui veleni, tutte iniziative concrete che possono essere attuate in pochi mesi.

Dietro l’uccisione dei tre orsi e due lupi c’è purtroppo la mano dell’uomo, che ha cosparso volutamente il territorio di bocconi avvelenati – dichiara Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia – E purtroppo ne sono rimaste colpite le specie più importanti, delicate e carismatiche della nostra fauna. Dall’Abruzzo, con questa fiaccolata, deve partire la nostra lotta per riconquistare le aree protette, che sono ‘patrimonio indisponibile dello Stato’ e per questo patrimonio di tutti. L’hanno capito bene i cittadini italiani, che in questi giorni hanno inondato il nostro centralino e il nostro sito per raccontare la propria testimonianza, dare suggerimenti, dimostrare la propria indignazione e voglia di fare”.

Proprio per questo, il WWF ha aperto nel proprio sito lo spazio “Testimoni dell’Orso”, dedicato a tutti coloro che vogliono dire la loro o che vogliono saperne di più, e sarà attivo da domani un sondaggio sull’uso dei veleni in natura. Rabbia, indignazione, sconforto, protesta. Questo il tenore di centinaia di messaggi via e-mail giunti al WWF. Emozioni condite da un insopprimibile desiderio di consegnare i colpevoli alla giustizia: chi ha commesso questi crimini deve essere consegnato alla giustizia e punito severamente. C’e’ chi scomoda citazioni classiche “Fatti non foste per viver come bruti”, chi propone di conservare il DNA degli orsi per scongiurarne l’estinzione, chi paragona il valore di un orso a opere d’arte immortali come la Gioconda. Tanti, tantissimi si dicono disponibili a offrire un contributo economico.

Scrivi anche tu un messaggio, il tuo pensiero su orsi e bracconieri >

Nei giorni scorsi il WWF si è costituito parte civile, unendosi alla Regione Abruzzo e al Ministero dell’Ambiente, per difendere i diritti della collettività contro i responsabili dell’uccisione, e i nostri legali si sono già attivati nelle indagini difensive per rendere più forte la posizione dall’Associazione in tribunale. La taglia di 10.000 euro istituita dal WWF è arrivata, grazie al contributo di istituzioni e privati, a 35.000 euro. Si tratta di un richiamo alla mobilitazione di tutti, per dimostrare che i delinquenti sono isolati, mentre la gente è dalla parte dell’orso.

La locandina della manifestazione di sabato 6 a Bisegna (AQ) (pdf) >

Il WWF si costituisce parte civile contro eventuali responsabili, il Comunicato stampa del 4 ottobre >

Uccisione degli orsi in Abruzzo, le vostre testimonianze giunte via e.mail >

Scrivi al WWF un messaggio sulla vicenda: un commento, una proposta >

Nel 2003, sempre in Abruzzo, alcuni orsi furono uccisi a pallettoni, leggi >

ADOTTA UN ORSO >

Pubblicato da WWF Italia 

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