Darfur

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Ad oltre un anno dalla firma dell’Accordo di pace per il Darfur, siglato nel maggio 2006 dal Governo di Khartoum e dai ribelli del Sudan Liberation Army (SLA), le speranze d pace hanno lasciato il posto ad un crescente stato di insicurezza.

Divisioni e contrasti interni ai gruppi ribelli – parte del SLA ha respinto l’accordo, rigettato anche dal Justice and Equality Movement (JEM), l’altro principale gruppo ribelle in Darfur – e il proposito del Governo di risolvere militarmente il conflitto, nonostante l’accordo di pace, hanno prodotto una situazione caotica di scontri e violenze continue, di cui vittime principali restano le popolazioni civili.

Dalla seconda metà del 2006 la situazione umanitaria ha subito un drammatico deterioramento, che non ha accennato ad attenuarsi nel corso del 2007, con oltre 200.000 nuovi sfollati tra i mesi di gennaio e luglio.

Per altro verso, il conflitto assume sempre più un carattere regionale, con scontri, violenze e flussi di profughi che continuano a riversarsi nei confinanti Ciad orientale e Repubblica Centrafricana.

Nei primi mesi del 2007, lo scenario bellico in Darfur è rimasto pressoché immutato rispetto alla fine del 2006: il Governo continua a inviare truppe in Darfur, dove proseguono sia i bombardamenti delle postazioni ribelli sia gli attacchi delle milizie arabe Janjaweed agli sfollati, con massacri di civili inermi e distruzioni di interi villaggi.

Per altro verso, gruppi e fazioni ribelli sono ormai in guerra non solo con il Governo e i Janjaweed, ma di fatto anche tra loro, per il controllo di singole aree e territori, che passano all’una o all’atra forza in base all’esito di scontri contingenti e a carattere localizzato.

Il risultato è un continuo rivolgimento di fronti e un’imprevedibile escalation di violenze, con una violazione continua dei più elementari diritti umani, un maggiore isolamento delle popolazioni civili e nuove ondate progressive di sfollati.

Donne e bambini sono l’obiettivo predestinato di violenze sessuali sistematiche da parte dei gruppi armati, mentre le popolazioni civili restano sottoposte a massacri generalizzati.

Secondo le stime dell’ONU, il conflitto in Darfur ha finora provocato oltre 200.000 morti, e mentre le violenze continuano ogni giorno muoiono in Darfur 75 bambini sotto i 5 anni, a causa di malattie per lo più prevenibili o curabili.

 

 

Allo stato attuale, almeno 4,2 milioni di persone – circa 2/3 della popolazione del Darfur – subiscono direttamente le conseguenze del conflitto. Di queste, 2,2 milioni vivono in 165 campi per sfollati e altre 2 milioni risiedono presso comunità locali che danno loro accoglienza. Le persone sfollate nel corso del 2007 sono oltre 200.000.

I bambini colpiti dalla guerra sono circa 2 milioni, di cui la metà sono in condizione di sfollati. Paradossalmente, quest’ultima è la popolazione con le maggiori opportunità di sopravvivenza, poiché raggiungibile dagli aiuti umanitari: altre 2,5 milioni di persone – di cui oltre 1,25 milioni sono bambini – risultano invece tagliate fuori da ogni assistenza, isolate in aree rurali controllate dal Governo o dai ribelli, ma egualmente inaccessibili alle agenzie umanitarie.

Infine, oltre 235.000 persone – di cui circa la metà bambini – sono fuggite in Ciad orientale, accolte in campi profughi allestiti oltre il confine, dove si registra un crescendo di tensione per gli sconfinamenti sempre più frequenti dei Janjaweed e le tensioni legate al conflitto in Darfur, che hanno contribuito allo sfollamento di ulteriori 100.000 abitanti del Ciad orientale.

L’UNICEF sta rispondendo alla grave emergenza umanitaria attraverso il trasporto e distribuzione d’acqua potabile, la costruzione di servizi igienici d’emergenza, l’assistenza medica di base e contro la malnutrizione, gli interventi per l’istruzione e la protezione dei bambini nei campi sfollati, ma senza una soluzione politica del conflitto ogni intervento resta inevitabilmente limitato.

 Fonte Unicef

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