Tag Archives: Cambiamento climatico

Oscuramento Mondiale

17 Set

Il 17 Settembre 2008 dalle 21:50 alle 22:00.
Si propone di spegnere tutte le luci e se possibile anche gli elettrodomestici,
affinchè il nostro paese possa respirare un po’.
Se la risposta è massiva, l’energia che si può risparmiare è tantissima.
Solo per 10 minuti e guarda che succede.
Stiamo al buio solo per 10 minuti, prendiamo una candela e semplicemente la guardiamo
e staremo respirando così come il nostro.
Ricorda che l’unione fà la forza ed Internet può avere grande potere e può essere di
grande aiuto, tutto potrà essere più grande.

Passa la notizia , e se hai amici che vivono in altri paesi, invialo anche a loro.

Scandali governativi

27 Nov

industrie

22/11/2007 – Il Governo italiano si prepara ad approvare l’ennesimo condono climatico, concedendo ai grandi impianti industriali permessi a inquinare oltre i limiti previsti dal Protocollo di Kyoto

Dal 1 gennaio 2008 partirà il secondo periodo dell’Emission Trading, il sistema europeo di scambio che regola le emissioni di gas serra di alcuni settori industriali, tra cui quello energetico. A poche settimane dall’avvio di questa seconda fase, l’Italia non ha ancora chiarito quale sia l’entità delle quote di emissioni che intende assegnare ai singoli impianti. Le associazioni ambientaliste Legambiente, Greenpeace e WWF, denunciano il pericolo che, sotto le pressioni dei grandi gruppi industriali, il Governo possa cadere in errore una seconda volta, concedendo sconti e incentivi alla produzione di energia elettrica da carbone.

Nel maggio 2007 la Commissione Europea aveva chiesto all’Italia di ridurre il proprio piano di allocazione di 13,2 milioni di tonnellate. A mesi di distanza, il Governo non ha ancora presentato un nuovo piano di allocazione per la seconda fase. Nel luglio Greenpeace, Legambiente e WWF, in una lettera inviata ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, avevano proposto alcune soluzioni per recuperare le quote mancanti senza vanificare il principio fondamentale della direttiva “chi inquina paga”. In particolare le associazioni chiedevano di fare ricadere sul carbone, il combustibile maggiormente responsabile dell’effetto serra, i tagli richiesti dalla Commissione.

Oggi il Governo intende aggirare l’ostacolo: anziché penalizzare gli impianti più inquinanti, il taglio richiesto dalla Commissione verrà raggiunto cancellando le quote destinate agli impianti che entreranno in funzione dopo il 2008 (la cosiddetta “riserva”), quote che verranno acquistate in futuro attraverso soldi pubblici con un fondo apposito previsto dalla Legge Finanziaria.

Per le associazioni ambientaliste:

* 1) non è accettabile che si voglia penalizzare il Paese, in particolare le nuove centrali a gas naturali, per mantenere i privilegi della generazione a carbone e che le decisioni del Ministero dello Sviluppo Economico siano pilotate dagli interessi di ENEL a discapito dei consumatori e dei concorrenti del mercato elettrico che si stanno orientando su fonti energetiche più pulite
* 2) è inaccettabile che i cittadini paghino con risorse pubbliche, in Finanziaria, quello che la direttiva europea chiede siano le imprese a pagare. Se questo avviene è palese la violazione della normativa sugli aiuti di Stato.

Se si pensa di scaricare sulla collettività i costi della riserva perché si vuole perseverare ad incentivare il carbone, il ricorso da parte di Greenpeace, Legambiente e WWF in Commissione europea in merito alla violazione degli aiuti di Stato sarà un passo inevitabile.

wwf italia
Technorati: , , ,

Vita….d’ acqua

6 Ott

“L’acqua è la sostanza da cui traggono origine tutte le cose; la sua scorrevolezza spiega anche i mutamenti delle cose stesse. Questa concezione deriva dalla constatazione che animali e piante si nutrono di umidità, che gli alimenti sono ricchi di succhi e che gli esseri viventi si disseccano dopo la morte.”

Talete (624 – 546 a. C.)

Ebbene si l’acqua, questo bene di cui i governi cercano di far pagare, e fin che la fanno pagare da noi, che già è una cosa schifosa, ma esistono popoli che l’acqua non gli esce neanche quando piangono, alla faccia delle nostre vasche ad idromassaggio , che solo per riempirne una in Africa ci bevono un anno, e le nostre amabili barbe, scorre l’acqua scorre giù per il lavandino, mentre in Iraq piange un bambino, piange rassegnato all’evidenza che qui da noi preferiamo l’efervescenza, e le acque minarali, praticamente ad ogni angolo della strada c’è una sorgente, altrimenti non si capisce dove siano, si l’acqua è una di quelle cose così scontate che ci pensano in pochi, mi ricordo nei primi anni 90, il nostro governo di Genii, con grande sforzo umanitario, mando nel Mali 40 tonellate di…..udite udite…latte in polvere, latte in polvere ???? Ma porca puttana nel mali, non sudano neanche, dalla gran acqua che c’è, si forse un giorno anche noi la cercheremo (già ci siamo) ed allora nel Mali si sbellicheranno dalle risate.

io

Pechino “disgustosa” fa fuggire gli atleti olimpici

2 Ott

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Pechino “è un miscuglio di tempo atmosferico disgustoso e aria inquinata” e due campioni delle Olimpiadi di Atene 2004 annunciano che diserteranno alcune gare. L’etiope Kenenisa Bekele ad Atene ha vinto i 10mila metri ed è giunto secondo nei 5mila, ha il record del mondo in entrambe le specialità, ha vinto i campionati del mondo dei 10mila metri ad Osaka ad agosto, ma dice che a Pechino gareggerà “solo per una disciplina”. Da Shanghai, dove il 28 settembre ha partecipato al Grand Golden Prix nella gara dei 1.500 metri, spiega che lo ha deciso “soprattutto per le condizioni di Pechino”. E’ d’accordo con lui la compatriota Meseret Defar, medaglia d’oro olimpica nei 5mila metri donne, che pensava di partecipare anche alla gara dei 10mila. Ma ora dice che correrà solo i 5mila e che dovrà “cambiare in modo radicale gli allenamenti e le abitudini per prepararsi meglio per la difficile situazione prevista a Pechino”.

L’elevato inquinamento atmosferico di Pechino, insieme al caldo previsto ad agosto, preoccupano gli atleti, specie per le gare di resistenza. Al punto che Jacques Rogge, presidente del Comitato olimpico internazionale, ha già proposto di rinviare queste gare se il giorno della competizione le condizioni atmosferiche fossero “insopportabili”.

Gli esperti sono divisi tra chi ritiene preferibile stare un lungo periodo a Pechino per abituarsi alla situazione e chi arriverà all’ultimo momento “per non correre rischi”. Di sicuro, Bekele e Defar dicono che non verranno presto a Pechino.

Intanto sono iniziate oggi a Shanghai le Olimpiadi speciali per disabili mentali. In Cina almeno 13 milioni di persone hanno handicap mentali, ma per loro è difficile inserirsi in una società competitiva, mentre non pochi sono presto abbandonati dai genitori sempre più orientati al mito del figlio-unico perfetto. Ieri mattina il presidente Hu Jintao, visitando a Shanghai un centro di educazione per i disabili mentali, ha richiamato l’intera società a dare “più attenzione ai disabili” fisici e mentali.

Fonte Asianews 

Oceani sotto shock

2 Ott

delfini

Roma, Italia — I nostri oceani sono in pericolo. In grave pericolo. È l’allarme lanciato dal nuovo rapporto di Greenpeace e World Watch Institute. Sovrasfruttamento delle risorse ittiche, inquinamento e cambiamenti climatici minacciano la vita degli ecosistemi marini. Esiste un’unica soluzione: costruire una rete di riserve marine che comprenda il 40 per cento degli oceani del mondo.

La superficie della Terra è coperta dal mare per il 70 per cento e tre quarti dell’umanità vivono nelle aree costiere. Dipendiamo enormemente dalle risorse marine. Eppure, come rivela il rapporto “Oceani in pericolo”, gli oceani del mondo sono sotto shock. Il 76 per cento degli stock di pesce è stato sfruttato al limite. Una valutazione confermata dalla FAO, secondo cui nel 2005 sono state pescate 158 milioni di tonnellate di pesce. Un dato 7 volte superiore a quello del 1950. Dagli anni ’50, sono noti oltre 350 casi di collasso di un sistema di pesca: il più famoso è certamente quello del merluzzo dei Banchi di Terranova.

Nei nostri oceani non solo si pesca troppo ma anche male. Attrezzi distruttivi, come la pesca a strascico o le reti derivanti, catturano un numero incredibile di specie non bersaglio, danneggiando l’ecosistema e rallentando il recupero degli stock ittici. Negli ultimi anni anche  l’acquacoltura sta creando enormi problemi. Oggi, infatti, circa un quarto della produzione ittica non è diretta al consumo umano ma alla produzione di fertilizzanti e farine di pesce che servono come mangimi per l’acquacoltura. Per esempio per produrre un tonno di 1 chilogrammo occorrono tra 15 e 25 chilogrammi di mangime.

Gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità marina sono davvero preoccupanti. Lo sbiancamento delle barriere coralline rischia di diventare generalizzato entro il 2030-2050. Metà delle mangrovie, un ecosistema fondamentale per la difesa delle coste dalla pressione del mare, sono state cancellate. In generale le risorse ittiche, già sovrasfruttate, sono meno in grado di reagire allo stress del cambiamento climatico. Inoltre il mare è il grande regolatore del clima, una spugna che finora ha assorbito buona parte delle emissioni di gas serra che immettiamo in atmosfera. Oggi questa capacità di assorbimento sta diminuendo: se gli equilibri saltano, sarà difficile reagire.

L’inquinamento, chimico o radioattivo, e il continuo sversamento in mare di idrocarburi e rifiuti, in gran parte plastica, sono un’altra minaccia globale. Numerosi organismi corrono il rischio di ingerire grandi pezzi di plastica o di impigliarsi in reti, cavi o lenze abbandonate: la lista comprende 267 specie e, nel Mediterraneo, è particolarmente preoccupante l’effetto sulle tartarughe marine. Gli scarichi urbani o i reflui delle attività agricole trasportano quantità eccessive di sali nutritivi che, entro certi limiti, sono necessarie alla vita del mare, ma in eccesso causano crescite inattese di alghe – a volte pericolose – e la formazione di zone di fondali prive di ossigeno.

Lo stato degli oceani è allarmante ma per salvarli c’è ancora tempo. Poco tempo. La proposta degli autori del rapporto è di mettere a punto, entro il 2012, una rete mondiale di aree marine protette non solo lungo le coste ma anche in alto mare, dove siano proibite tutte le attività estrattive e distruttive, inclusa la pesca. Le riserve marine sono lo strumento indispensabile per arrestare e invertire il declino degli oceani: gli oceani hanno un’immensa capacità di rigenerarsi e, ovunque nel mondo siano state create riserve marine, la vita marina sta prosperando.

Rapporto Greenpeace