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Gli Scorpions e Greenpeace

30 Nov

Roma, Italia — La famosa band tedesca torna in Brasile dedicando il proprio tour alla protezione della foresta amazzonica. Hanno sorvolato la regione orientale del Parà con il Cessna di Greenpeace, osservando aree colpite dalla deforestazione, il taglio illegale, gli incendi ma anche la bellezza dei paesaggi forestali ancora intatti. Con le immagini dell’Amazzonia Greenpeace ha prodotto un bellissimo video per la canzone “Send me an angel”, un classico degli Scorpions.

“Questo volo mi ha lasciato con uno strano mix di emozioni” dichiara Meine “La tristezza per tutta questa distruzione ma anche la sensazione di sentirmi veramente fortunato per aver potuto vedere una delle parti più belle del mondo, intatta e meravigliosa. L’Amazzonia è una regione di straordinaria bellezza e allo stesso tempo fondamenatle per l’equilibrio del clima e del nostro pianeta. Vedere la natura intatta è una sensazione bellissima ma alla stesso tempo da la misura della gravità delle azioni degli uomini contro di essa.”

In tutte le tappe dello Humanity Tour di quest’anno gli Scorpions allestiranno il palco con striscioni di Greenpeace per uno stop immediato alla deforestazione in Amazzonia. Durante tutti i concerti inoltre verrà proiettato il video che Greenpeace ha prodotto apposta per la loro canzone “Send me an Angel”.

Greenpeace essprime gratitudine per la loro attività di sensibilizzazione, sperando che i loro concerti insieme al video di ‘Send me an Angel’ possa stimolare la gente ad agire per la protezione del più grande polmone verde del pianeta. È di fondamentale importanza che il Brasile, quarto paese emettitore di gas serra al mondo, metta in atto delle drastiche misure per fermare la distruzione dell’Amazzonia. Il 75% delle emissioni globali del Brasile, infatti, sono determinate proprio dalla deforestazione. Non c’è più tempo da perdere.

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Eroi dei videogiochi contro gli agenti tossici

9 Gen

Roma, Italia — Greenpeace arruola tre eroi dei videogiochi per chiedere ai giganti dell’elettronica – Sony, Microsoft e Nintendo – di eliminare le sostanze pericolose dai loro prodotti. Master Chief, Mario e Kratos lotteranno alla conquista di un futuro libero da composti chimici tossici. Greenpeace invita i fan dei videogiochi a unirsi alla nuova sfida per consolle più verdi.

Il settore delle consolle è cresciuto del 15 per cento nel 2006, registrando una vendita di ben 62,7 milioni di unità con un fatturato annuo di 21 miliardi di euro. Nintendo, Sony e Microsoft dominano il mercato rispettivamente con quote di mercato del 42, 40 e 18 per cento. Anche se questi prodotti includono componenti comuni ai PC – ma con livelli più bassi di inquinanti – i produttori non hanno raggiunto alcun progresso riguardo alla riduzione del carico tossico dei loro prodotti.

Alcuni giorni fa Greenpeace ha lanciato sul web il video “Clash of the Consoles: Battle for the Future”. È un video indirizzato agli amanti dei videogiochi dove Master Chief di Microsoft, Mario di Nintendo e Kratos di Sony competono per il prezzo di una consolle più verde. Nel sito i fan possono comparare le rispettive console in merito a contenuto tossico, riciclaggio ed efficienza energetica, oltre che sostenere quella preferita per spingerla a diventare verde.

Questa iniziativa è parte della campagna di Greenpeace volta a spingere l’intero settore dell’elettronica ad andare oltre l’attuale legislazione ed eliminare le sostanze pericolose contenute nei propri prodotti. Grazie all’Ecoguida ai prodotti elettronici, produttori di cellulari e computer hanno già fatto passi avanti a riguardo.

In testa alla lista di Greenpeace ci sono i ritardanti di fiamma bromurati e la plastica in PVC, il cui impiego negli articoli di consumo può portare a un loro accumulo nell’ambiente e nei tessuti animali. I lavoratori impiegati negli impianti di produzione, o in quelli di riciclo, potrebbero essere i soggetti più a rischio.

In paesi come Cina e India i bambini sono impiegati presso i cantieri di demolizione per smantellare a mani nude prodotti elettronici usati nei paesi ricchi. E i fan delle consolle non devono permettere che persone della loro stessa età ma di altri paesi possano soffrire per il loro intrattenimento. Per vedere il video cliccare sul banner

greenpeace

5xmille

Megattere “graziate” dal Giappone

4 Gen

megattera

Roma, Italia — Il governo giapponese “concede la grazia” alle megattere – specie a rischio di estinzione – ma non rinuncia alla “condanna a morte” di circa mille balene nel Santuario dell’Oceano Antartico. Anche quest’anno la nave di Greenpeace “Esperanza” è partita all’inseguimento della flotta baleniera giapponese. Con i gommoni pronti a sfrecciare per salvare le balene dagli arpioni.

Tutto il mondo chiede al Giappone di fermare il massacro delle balene praticato con la scusa della ricerca scientifica. La ricerca scientifica giapponese è un vero scandalo: in anni di caccia non ha mai prodotto un dato utile. Gli scienziati non hanno bisogno di uccidere le balene per studiarle.

La carne di balena non ha mercato. Un sondaggio pubblicato in Giappone nel giugno 2006 dal Nippon Research Centre mostra che oltre due terzi dei giapponesi intervistati disapprova la caccia baleniera in Antartide e che il 95 per cento non mangia mai, o solo raramente, carne di balena. E’ per questo che nei magazzini giapponesi sono ammassate circa 4.000 tonnellate di carne di balena invendute: hanno anche provato a usarla come mangime per cani!

La caccia baleniera mette a rischio l’attività del whale watching – la pacifica osservazione delle balene in mare – che ha un mercato mondiale di un miliardo di dollari l’anno. La gente ama osservare questi affascinanti animali da vivi. Di certo non fatti a pezzi dalle baleniere.

La nave Esperanza seguirà come un’ombra gli assassini di balene. Quest’anno a bordo ci sono tre attivisti italiani: Caterina Nitto (secondo ufficiale), Gianluca Morini (radio operatore), Simona Fausto (assistente cuoco).

Le balene valgono molto più da vive che da morte. Per questo Greenpeace ha lanciato una proposta per una rete di riserve marine che copra il 40 per cento dei mari del Pianeta, inclusa una proposta specifica nel Mediterraneo. Questa rete servirà a proteggere gli ecosistemi pelagici e quindi anche i cetacei.

mega2

Fonte 

greenpeace

Scandali governativi

27 Nov

industrie

22/11/2007 – Il Governo italiano si prepara ad approvare l’ennesimo condono climatico, concedendo ai grandi impianti industriali permessi a inquinare oltre i limiti previsti dal Protocollo di Kyoto

Dal 1 gennaio 2008 partirà il secondo periodo dell’Emission Trading, il sistema europeo di scambio che regola le emissioni di gas serra di alcuni settori industriali, tra cui quello energetico. A poche settimane dall’avvio di questa seconda fase, l’Italia non ha ancora chiarito quale sia l’entità delle quote di emissioni che intende assegnare ai singoli impianti. Le associazioni ambientaliste Legambiente, Greenpeace e WWF, denunciano il pericolo che, sotto le pressioni dei grandi gruppi industriali, il Governo possa cadere in errore una seconda volta, concedendo sconti e incentivi alla produzione di energia elettrica da carbone.

Nel maggio 2007 la Commissione Europea aveva chiesto all’Italia di ridurre il proprio piano di allocazione di 13,2 milioni di tonnellate. A mesi di distanza, il Governo non ha ancora presentato un nuovo piano di allocazione per la seconda fase. Nel luglio Greenpeace, Legambiente e WWF, in una lettera inviata ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, avevano proposto alcune soluzioni per recuperare le quote mancanti senza vanificare il principio fondamentale della direttiva “chi inquina paga”. In particolare le associazioni chiedevano di fare ricadere sul carbone, il combustibile maggiormente responsabile dell’effetto serra, i tagli richiesti dalla Commissione.

Oggi il Governo intende aggirare l’ostacolo: anziché penalizzare gli impianti più inquinanti, il taglio richiesto dalla Commissione verrà raggiunto cancellando le quote destinate agli impianti che entreranno in funzione dopo il 2008 (la cosiddetta “riserva”), quote che verranno acquistate in futuro attraverso soldi pubblici con un fondo apposito previsto dalla Legge Finanziaria.

Per le associazioni ambientaliste:

* 1) non è accettabile che si voglia penalizzare il Paese, in particolare le nuove centrali a gas naturali, per mantenere i privilegi della generazione a carbone e che le decisioni del Ministero dello Sviluppo Economico siano pilotate dagli interessi di ENEL a discapito dei consumatori e dei concorrenti del mercato elettrico che si stanno orientando su fonti energetiche più pulite
* 2) è inaccettabile che i cittadini paghino con risorse pubbliche, in Finanziaria, quello che la direttiva europea chiede siano le imprese a pagare. Se questo avviene è palese la violazione della normativa sugli aiuti di Stato.

Se si pensa di scaricare sulla collettività i costi della riserva perché si vuole perseverare ad incentivare il carbone, il ricorso da parte di Greenpeace, Legambiente e WWF in Commissione europea in merito alla violazione degli aiuti di Stato sarà un passo inevitabile.

wwf italia
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Green Tv

12 Ott


green tv

Veramente interessante, Green Tv, raccoglie molti canali sull’ ambiente, i video hanno una definizione più che buona consiglio di dare una occhiata e metterlo nei vostri link

greentvTechnorati: , , ,

Dolce parquet……ma a caro prezzo

3 Ott

 Roma, Italia — Dal cuore delle foreste pluviali ai listoni di parquet. Greenpeace ripercorre le tappe della deforestazione in Congo. Denuncia le illegalità delle operazioni di taglio nella RDC. Blocca la nave Andreas K a Salerno. Ne ispeziona il carico a Ravenna. Marca i tronchi di provenienza RDC e li segue fino alle segherie di Imola. Tre azioni, un’unica storia: quella di una foresta calpestata. E non solo a parole.
Round 1 – Salerno, 23 maggio 2007

L’azione inizia all’alba, nel porto di Salerno. Greenpeace abborda la nave Andreas K proveniente dal porto di Matadi, nella Repubblica Democratica del Congo e carica di tronchi destinati in gran parte ai produttori italiani. I gommoni di Greenpeace ostacolano le manovre di attracco della nave. I climber si arrampicano sulle gru, issando due enormi striscioni, “Proteggiamo le foreste” e “No alla distruzione delle foreste primarie”. Una dozzina di attivisti si incatena ai tronchi, bloccando le operazioni di sbarco per tutta la giornata. Nel pomeriggio arriva la dichiarazione di Pecoraro Scanio: il Ministro appoggia pubblicamente la protesta e sollecita l’intervento del Nucleo Operativo Cites del Corpo Forestale dello Stato, che effettua i controlli di rito sul carico.

Fonte

greenpeace

Oceani sotto shock

2 Ott

delfini

Roma, Italia — I nostri oceani sono in pericolo. In grave pericolo. È l’allarme lanciato dal nuovo rapporto di Greenpeace e World Watch Institute. Sovrasfruttamento delle risorse ittiche, inquinamento e cambiamenti climatici minacciano la vita degli ecosistemi marini. Esiste un’unica soluzione: costruire una rete di riserve marine che comprenda il 40 per cento degli oceani del mondo.

La superficie della Terra è coperta dal mare per il 70 per cento e tre quarti dell’umanità vivono nelle aree costiere. Dipendiamo enormemente dalle risorse marine. Eppure, come rivela il rapporto “Oceani in pericolo”, gli oceani del mondo sono sotto shock. Il 76 per cento degli stock di pesce è stato sfruttato al limite. Una valutazione confermata dalla FAO, secondo cui nel 2005 sono state pescate 158 milioni di tonnellate di pesce. Un dato 7 volte superiore a quello del 1950. Dagli anni ’50, sono noti oltre 350 casi di collasso di un sistema di pesca: il più famoso è certamente quello del merluzzo dei Banchi di Terranova.

Nei nostri oceani non solo si pesca troppo ma anche male. Attrezzi distruttivi, come la pesca a strascico o le reti derivanti, catturano un numero incredibile di specie non bersaglio, danneggiando l’ecosistema e rallentando il recupero degli stock ittici. Negli ultimi anni anche  l’acquacoltura sta creando enormi problemi. Oggi, infatti, circa un quarto della produzione ittica non è diretta al consumo umano ma alla produzione di fertilizzanti e farine di pesce che servono come mangimi per l’acquacoltura. Per esempio per produrre un tonno di 1 chilogrammo occorrono tra 15 e 25 chilogrammi di mangime.

Gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità marina sono davvero preoccupanti. Lo sbiancamento delle barriere coralline rischia di diventare generalizzato entro il 2030-2050. Metà delle mangrovie, un ecosistema fondamentale per la difesa delle coste dalla pressione del mare, sono state cancellate. In generale le risorse ittiche, già sovrasfruttate, sono meno in grado di reagire allo stress del cambiamento climatico. Inoltre il mare è il grande regolatore del clima, una spugna che finora ha assorbito buona parte delle emissioni di gas serra che immettiamo in atmosfera. Oggi questa capacità di assorbimento sta diminuendo: se gli equilibri saltano, sarà difficile reagire.

L’inquinamento, chimico o radioattivo, e il continuo sversamento in mare di idrocarburi e rifiuti, in gran parte plastica, sono un’altra minaccia globale. Numerosi organismi corrono il rischio di ingerire grandi pezzi di plastica o di impigliarsi in reti, cavi o lenze abbandonate: la lista comprende 267 specie e, nel Mediterraneo, è particolarmente preoccupante l’effetto sulle tartarughe marine. Gli scarichi urbani o i reflui delle attività agricole trasportano quantità eccessive di sali nutritivi che, entro certi limiti, sono necessarie alla vita del mare, ma in eccesso causano crescite inattese di alghe – a volte pericolose – e la formazione di zone di fondali prive di ossigeno.

Lo stato degli oceani è allarmante ma per salvarli c’è ancora tempo. Poco tempo. La proposta degli autori del rapporto è di mettere a punto, entro il 2012, una rete mondiale di aree marine protette non solo lungo le coste ma anche in alto mare, dove siano proibite tutte le attività estrattive e distruttive, inclusa la pesca. Le riserve marine sono lo strumento indispensabile per arrestare e invertire il declino degli oceani: gli oceani hanno un’immensa capacità di rigenerarsi e, ovunque nel mondo siano state create riserve marine, la vita marina sta prosperando.

Rapporto Greenpeace