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2,5 MLD DI PERSONE SENZA SERVIZI IGIENICI

15 Ago

ROMA, 14 AGO – Due miliardi e mezzo di persone in tutto il mondo non hanno ancora accesso a servizi igienici adeguati, con i problemi che ne derivano. Basti pensare che 5mila bambini muoiono ogni giorno a causa della diarrea. Il 20% della popolazione mondiale in 30 Paesi deve fronteggiare problemi di carenza di acqua, percentuale che si stima arrivi al 30% in 50 paesi nel 2025. Questi alcuni numeri delle Nazioni Unite sul fronte dell’acqua, tema al centro della Settimana mondiale al via sabato prossimo a Stoccolma. I maggiori esperti in materia, 2.500 provenienti da 14 Paesi, dovranno affrontare ”Progressi e prospettive sul tema dell’acqua: per un mondo pulito e in salute con particolare attenzione all’accesso ai servizi igienici”. Oltre 200 le organizzazioni partecipanti, insieme al promotore dell’evento, l’Istituto internazionale dell’acqua di Stoccolma (Siwi), faranno il punto sul quadro attuale, che vede acuirsi la lotta alle risorse, come terra e acque, fra emergenza cibo e bioeenergie, con i cambiamenti climatici a incidere sul bilancio di oro blu. Nettamente diviso fra ricchi e poveri, il mondo oggi vede una media di consumo dell’oro blu da parte di un europeo di circa 200 litri al giorno, che diventano 400 litri per un nordamericano, contro i 10 litri in media a disposizione di un persona povera nei Paesi in via di sviluppo, per bere, fare il bucato e cucinare. A giocarsi la partita principale comunque oggi e’ l’Asia, con quasi due terzi della popolazione mondiale, di cui due miliardi senza avere un accesso sufficiente ad acqua potabile e servizi igienici.(ANSA)

Bambini in miniera

17 Mag

La tanzanite è un gemma rara e preziosa.
Si trova in miniere profonde e pericolose.
Dove centinaia di bambini scavano senza sosta.
Nella speranza di uscire dal tunnel

Hanno tra gli otto e i tredici anni. A vederli sparire sotto terra vengono i brividi: le gallerie dentro cui si infilano sono cunicoli stretti e fragili che potrebbero crollare da un momento all’altro. Basta un improvviso cedimento del terreno, un attimo di disattenzione o un movimento sbagliato per restare intrappolati a centinaia di metri di profondità. E finire inghiottiti dal buio, per sempre. Eppure i babyminatori non sembrano preoccupati per la loro sorte: sanno di aver poco da perdere e in ogni caso non hanno alternative che scendere negli abissi, per sopravvivere. È un lavoro sporco e pericoloso il loro. Un mestiere duro e imprevedibile, come lo sono i preziosi frammenti di tanzanite che si celano nel ventre della terra.

«Questa pietra splendente può cambiare la vita – spiega un giovane lavoratore della miniera – il problema è che per trovarla bisogna rischiare la vita tutti i giorni». Siamo nel villaggio di Mererani, vicino ad Arusha, nel nord-est della Tanzania, l’unica regione al mondo che dispone di giacimenti di zoisite, ovvero tanzanite, una gemma rara e pregiata dai sorprendenti rilessi blu e viola. Un’autentica ricchezza naturale scoperta alla fine degli anni Sessanta; un tesoro minerario d’inestimabile valore che viene portato alla luce, giorno dopo giorno, da una miriade di piccole imprese locali, affiancate dalla multinazionale sudafricana Afgem che dal governo di Dar es Salaam ha ottenuto in esclusiva lo sfruttamento dei giacimenti più ricchi.

Qui, fino a trent’anni fa, pascolavano le mandrie dei masai. Poi la savana è stata trivellata come un gruviera e le colline sono state sfregiate da strade polverose e squallide distese di baracche. Al posto dei pastori ora ci sono i minatori. Migliaia di minatori, tra loro tantissimi ragazzini. Vengono da ogni parte del Paese in cerca della pietra luccicante e sognano di accumulare ricchezze principesche nelle miniere di Mererani.

Sul mercato mondiale delle pietre preziose, la quotazione della tanzanite viene appena dopo quella dei diamanti – e prima di rubini, zaffiri e smeraldi – non a caso gli esemplari più scintillanti si trovano nelle migliori gioiellerie di Parigi, New York e Londra. Il colosso dell’oreficeria Tiffany l’ha fatta diventare un segno distintivo dei vip. Solo negli Usa il suo giro d’affari sfiora i cinquecento milioni di dollari l’anno. Ma ai piccoli minatori della Tanzania arrivano solo le briciole del business: il loro guadagno medio è di due dollari al mese.

Secondo stime delle organizzazioni umanitarie, tra i 1.500 e i 3000 baby-minatori sono impiegati nelle miniere tanzaniane, oltre 400 di loro si calano ogni mattina nelle gallerie sotterranee di Mererani. Qui i bambini sono molto richiesti, ed è facile intuire il perché: lavorano anche tredici ore al giorno, senza protestare né scioperare; riescono a infilarsi nei tunnel più stretti e fanno da rapida spola tra gli uomini in profondità e i rifornimenti in superficie. Il tutto per una manciata di soldi, perché la gran parte di questi babyminatori non ha famiglia né casa, ed è disposta a qualsiasi sacrificio pur di mangiare. «Vivono in condizioni disperate, esposti ad ogni genere di violenza e abuso – racconta Alida Vanni, la fotoreporter che ha scattato le immagini di questo servizio – sono costretti a calarsi nelle grotte senza alcuna protezione, senza stivali né guanti.

Arrivano fino a trecento metri di profondità con una precaria torcia sulla fronte, che potrebbe spegnersi da un momento all’altro: mi hanno raccontato di ragazzini dimenticati in fondo alle miniere e di altri uccisi dall’esplosione delle mine». Ma questi sono drammi destinati a restare sepolti nelle viscere profonde dell’Africa.

Ho ripreso questo post da Missionari d’Africa

Sono incazzato nero, nonostante le tante parole ancora oggi si sfruttano i bambini per la nostra vanità, vergogna

This is Sparta …l’uomo in prossimo futuro

11 Ott

Questa potrebbe essere una premonizione….della serie “catena lenta”

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Appello Amnesty per la Birmania

11 Ott

Amnesty International alla Marcia Perugia-Assisi con lo striscione “Libertà per Myanmar”. Altre iniziative nel fine settimana. L’appello on line per la scarcerazione dei manifestanti supera le 45.000 firme

Prosegue la mobilitazione di Amnesty International sulla crisi dei diritti umani a Myanmar.

L’organizzazione continua a sollecitare il Consiglio di sicurezza a istituire un embargo totale sulle forniture di armi alla giunta militare e a inviare una propria missione a Myanmar, che chieda alle autorità la cessazione immediata della repressione, la scarcerazione di tutti i dimostranti pacifici arrestati nelle ultime settimane e il ripristino della libertà di manifestazione.

Amnesty International è fortemente preoccupata per la sorte delle persone arrestate, oltre un migliaio, e teme che possano essere sottoposte a torture in centri segreti di detenzione.

Centinaia di attivisti dell’associazione prenderanno parte alla marcia Perugia-Assisi di domenica 7 ottobre, dietro allo striscione “Libertà per Myanmar”. Altre iniziative sono in programma nel corso del fine settimana, tra cui la manifestazione di Palermo, sabato 6, a partire dalle 17 in piazza Verdi. Raccolte di firme sono state organizzate anche a Catania, Ferrara, Milano e Sassari.

L’appello on line di Amnesty International in favore dei manifestanti arrestati a Myanmar ha superato le 45.000 firme e può essere ancora sottoscritto.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 4 ottobre 2007

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

Mi raccomando bisogna battere il ferro finchè è caldo, firmate la petizione, prima che vada nel dimenticatoio.

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amnesty

Birmania Cremate le vittime della repressione

8 Ott

Le notizie ufficiali dalla Birmania parlano di numerosi raid governativi compiuti nei monasteri buddisti. Le stesse fonti governative sono stati sequestrati armi e munizioni (tra coltelli, pistole e pallottole) arrestando decine di persone.

Oggi all’Onu sarà un’altra giornata di trattative con la discussione della bozza di risoluzione preparata proprio da Washington, Londra e Parigi, dopo l’intervento dell’inviato Onu in Birmania, Ibrahim Gambari, che esprime una dura condanna della giunta militare birmana. L’obiettivo è strappare il consenso di Pechino, principale partner commerciale della Birmania.

Forni in azione
Secondo il britannico ‘Sunday Times’ che cita fonti locali il numero esatto delle vittime della repressione governativa non si saprà mai perché la giunta militare ha ordinato la cremazione dei corpi delle vittime.

Negli ultimi sette giorni l’esercito ha usato un forno crematorio in una remota città a nord-est di Rangoon isolandola dal resto del Paese. Le operazioni per far scomparire le tracce dei corpi – secondo il quotidiano – sono iniziate la notte di venerdì 28 settembre.
I numeri della repressione
Un bilancio approssimativo dei diplomatici stranieri ha stimato tra 100 e 200 i morti mentre la giunta si è limitata a confermare 13 vittime. Secondo il Times la tecnica impiegata dal regime militare è la stessa usata dall’esercito cinese a Pechino nel 1989 per eliminare le vittime del massacro di Tiananmen.Sulle reali cifre della repressione militare in corso c’è molta incertezza. Secondo molti dissidenti il bilancio potrebbe essere molto pesante. Secondo la Bbc circa 10mila persone, tra cui molti bonzi, sono state arrestate dalle forze militari capeggiate dal generale Than Shwe e altre centinaia sono state uccise.

rai news 24

U2 & Mary J. Blige (Save Darfur) Onu l’angolo della vergogna

7 Ott

Continuiamo con l’angolo della vergogna

 

io

4 Ottobre bloggers for Free Burma

2 Ott

free burma

 

Bloggers di tutto il mondo stanno preparando un’azione per supportare la rivoluzione in Birmania: vogliamo dare un segno di libertà e di appoggio a tutte quelle persone che stanno combattendo contro un regime crudele ed armato. Questi Bloggers stanno pensando di postare tutti insieme sui loro blog il giorno 4 Ottobre la tremenda situazione Birmana inserendo anche un banner grafico sottolineando la frase „Free Burma!“, „Birmania Libera!“.

 

Seguite le istruzioni di come prelevare il banner al link quì sotto 

 

FREE BURMA