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E se fosse così……

17 Dic

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Farebbe incazzare?????…..allora, meditate gente meditate

io

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Primati…..parenti

3 Dic

colugo

Scoperto il parente più stretto dei primati: è il colugo
Stando ai risultati suggeriti da una recente ricerca genetica, noi e questo mammifero originario del sud-est asiatico potremmo avere un antenato in comune.
È il colugo delle Filippine (Cynocephalus volans) l’animale geneticamente più vicino ai primati: lo rivela una ricerca statunitense pubblicata sulla rivista Science. La scoperta sembrerebbe porre fine all’acceso dibattito interno al mondo scientifico su quale sia, tra tutti i mammiferi, il parente più stretto dei primati, ordine di cui fanno parte, oltre all’uomo, scimmie e lemuri comuni.

Una famiglia allargata
Il legame tra colughi e primati era già noto da tempo agli addetti ai lavori, che li avevano raggruppati tutti nella grande famiglia degli Euarchonta, della quale fanno parte anche le tupaie (Tupaia glis), piccoli mammiferi simili a scoiattoli. Ciò che ancora rimaneva un mistero era il grado di parentela. In particolare, i ricercatori si dividevano su quale fosse la specie più geneticamente affine ai primati: per alcuni la “preferenza” cadeva sulle tupaie, per altri sui colughi. Una differenza che nasce dalla rapidità con la quale gli Euarchonta si sono evoluti: a seconda del tipo di analisi effettuata o del frammento di Dna studiato, le ricerche davano risposte diverse.

Alla ricerca delle mutazioni genetiche
A dare una risposta probabilmente definitiva ci hanno pensato Jan Janecka e William Murphy, della Texas A&M University in College Station (Texas), con due diversi studi molto approfonditi. I ricercatori hanno analizzato quasi duecentomila sequenze geniche presenti sia nei primati sia in colughi e tupaie; quindi hanno confrontato i tratti di Dna degli animali che presentavano mutazioni genetiche rare. Due specie che presentano le stesse insolite mutazioni genetiche, infatti, hanno maggiori probabilità di avere un antenato in comune e un più stretto grado di parentela. Sette di queste variazioni sono state individuate sia nei colughi sia nei primati; primati e tupaie ne hanno invece in comune solo una. In una seconda analisi computerizzata gli studiosi si sono concentrati in particolare su frammenti di 19 sequenze di geni, e ne hanno studiato le mutazioni nel Dna delle varie specie.

Due studi, un solo risultato
Entrambi gli studi hanno portato allo stesso risultato: è il colugo l’animale più strettamente imparentato con i primati, e quindi con l’uomo. Le tupaie vengono solo al secondo posto, perché condividono con i primati una sola particolare mutazione. «Il prossimo passo», dichiara Anne Yoder, del Duke Lemur Center di Durham, North Carolina, «sarà la mappatura completa del genoma del colugo per comprendere meglio l’evoluzione dei primati, e cercare di capire che aspetto avesse questo nostro comune antenato.»

Focus

Scandali governativi

27 Nov

industrie

22/11/2007 – Il Governo italiano si prepara ad approvare l’ennesimo condono climatico, concedendo ai grandi impianti industriali permessi a inquinare oltre i limiti previsti dal Protocollo di Kyoto

Dal 1 gennaio 2008 partirà il secondo periodo dell’Emission Trading, il sistema europeo di scambio che regola le emissioni di gas serra di alcuni settori industriali, tra cui quello energetico. A poche settimane dall’avvio di questa seconda fase, l’Italia non ha ancora chiarito quale sia l’entità delle quote di emissioni che intende assegnare ai singoli impianti. Le associazioni ambientaliste Legambiente, Greenpeace e WWF, denunciano il pericolo che, sotto le pressioni dei grandi gruppi industriali, il Governo possa cadere in errore una seconda volta, concedendo sconti e incentivi alla produzione di energia elettrica da carbone.

Nel maggio 2007 la Commissione Europea aveva chiesto all’Italia di ridurre il proprio piano di allocazione di 13,2 milioni di tonnellate. A mesi di distanza, il Governo non ha ancora presentato un nuovo piano di allocazione per la seconda fase. Nel luglio Greenpeace, Legambiente e WWF, in una lettera inviata ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, avevano proposto alcune soluzioni per recuperare le quote mancanti senza vanificare il principio fondamentale della direttiva “chi inquina paga”. In particolare le associazioni chiedevano di fare ricadere sul carbone, il combustibile maggiormente responsabile dell’effetto serra, i tagli richiesti dalla Commissione.

Oggi il Governo intende aggirare l’ostacolo: anziché penalizzare gli impianti più inquinanti, il taglio richiesto dalla Commissione verrà raggiunto cancellando le quote destinate agli impianti che entreranno in funzione dopo il 2008 (la cosiddetta “riserva”), quote che verranno acquistate in futuro attraverso soldi pubblici con un fondo apposito previsto dalla Legge Finanziaria.

Per le associazioni ambientaliste:

* 1) non è accettabile che si voglia penalizzare il Paese, in particolare le nuove centrali a gas naturali, per mantenere i privilegi della generazione a carbone e che le decisioni del Ministero dello Sviluppo Economico siano pilotate dagli interessi di ENEL a discapito dei consumatori e dei concorrenti del mercato elettrico che si stanno orientando su fonti energetiche più pulite
* 2) è inaccettabile che i cittadini paghino con risorse pubbliche, in Finanziaria, quello che la direttiva europea chiede siano le imprese a pagare. Se questo avviene è palese la violazione della normativa sugli aiuti di Stato.

Se si pensa di scaricare sulla collettività i costi della riserva perché si vuole perseverare ad incentivare il carbone, il ricorso da parte di Greenpeace, Legambiente e WWF in Commissione europea in merito alla violazione degli aiuti di Stato sarà un passo inevitabile.

wwf italia
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l’Europa vive al di sopra dei suoi limiti ecologici

23 Nov

nuclear

Se tutti vivessero come un europeo ci vorrebbero 2,6 pianeti

ROMA
«L’Europa vive al di sopra dei propri limiti». Lo ha sottolineato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia nel corso di una conferenza internazionale organizzata oggi dal Wwf, Ocse e Club di Roma nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles. «Se tutti i cittadini del mondo vivessero come un europeo avremmo bisogno di 2,6 pianeti, per avere sufficienti risorse per tutti e poter smaltire i rifiuti prodotti». A leggere il Rapporto del Wwf «Europa 2007 – Prodotto Interno Lordo e Impronta Ecologica» diffuso oggi in occasione della conferenza, emerge, infatti, che in Europa sono pochi i paesi creditori ecologici e molti quelli debitori.

Il documento del Wwf ha valutato le performance dei singoli stati, tramite una sorta di contabilità ecologica, dove utilizza il Prodotto interno lordo (PIL) che misura la crescita di un paese, l’Impronta Ecologica che misura la pressione sull’ambiente e l’Indice di Sviluppo Umano, come variabili contabili per cui risulta che in Europa , negli ultimi 30 anni, dal 1971, i paesi del nord e del centro, con le economie in crescita, hanno raddoppiato la loro pressione sull’ambiente. Una pressione che crescendo ad un tasso superiore a quello della popolazione, sta creando un deficit di risorse naturali per il resto del mondo e per le future generazioni.

Secondo il Rapporto, solo Finlandia, Svezia e Lettonia sono creditori ecologici, avendo ancora a disposizione grandi riserve ambientali alle quali attingere, che sono però già sottoposte ad una crescente pressione. In Finlandia dove la pressione umana è cresciuta dal 1975 del 70%, è oggi più forte che in ogni altro paese membro. Più pesante la situazione in Germania, dove la pressione sull’ambiente è due volte e mezzo superiore a quello che consentirebbero le sue risorse naturali. Un cittadino tedesco ha un’impronta ecologica doppia rispetto alla media mondiale. Per quanto riguarda la Grecia e la Spagna, queste stanno attraversando una fase di crescita dei consumi, mentre la Francia segue il trend europeo ma grazie alle tecnologie riesce a aumentare la propria disponibilità di risorse naturali.

Nell’Europa orientale spicca l’Ungheria, dove l’«impronta ecologica sull’ambiente» dal 1991 è andata riducendosi dopo i cambiamenti avvenuti in seguito al crollo del regime sovietico. I cittadini sloveni, che nel 1995 praticavano una forma di sviluppo sostenibile, nel 2003 hanno raddoppiato la loro «impronta» pro-capite sull’ambiente, mentre lo sviluppo è cresciuto meno del 5%. Ed, infine, la Romania che è debitrice con la sua impronta ecologica più bassa rispetto agli altri 27 paesi membri.

Solo una generazione fa, ha ricordato Bologna, i paesi europei erano per la maggior parte «creditori» ecologici, in quanto utilizzavano meno risorse di quante la natura ne rigenerasse.

Fonte La Stampa 

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E’ strage nel Mar nero, il petrolio uccide 30.000 uccelli

15 Nov

 

petroliera12/11/2007 – Il disastro ambientale provocato dal naufragio delle 5 navi, cariche di zolfo, petrolio e materiali ferrosi, rischia di diventare ancora più grave perché l’Ucraina non sembra avere gli strumenti adeguati per intervenireIl WWF esprime grande preoccupazione per quanto avvenuto nelle acque del Mar Nero. 12 chilometri di costa russa sono invasi dal petrolio. Il disastro ambientale provocato dal naufragio delle 5 navi, cariche di zolfo, petrolio e materiali ferrosi, rischia di diventare ancora più grave perché l’Ucraina non sembra avere gli strumenti adeguati per affrontare e tamponare incidenti di questa portata.La raccolta del petrolio fuoriuscito è iniziata, ma la situazione meteorologica, con forte vento (fino a 29 metri al secondo) e tempesta persistenti, rende difficile ogni intervento. Ci vorranno uno o due giorni per quantificare la reale gravità del disastro, ma il bilancio è già grave: il WWF riferisce che, secondo le autorità russe, sarebbero almeno 30.000 gli uccelli morti e 12 i chilometri di costa russa invasi dal petrolio. La morfologia delle coste, caratterizzate da spiagge basse e sabbiose, rischia di peggiorare la situazione favorendo la penetrazione del petrolio verso l’entroterra. Minori preoccupazioni desta invece la situazione dello zolfo, racchiuso in container che dovrebbero garantire una certa tenuta.”Questo devastante incidente rischia di aggravare un’emergenza ambientale già conclamata nel Mar Nero, uno dei mari più inquinati e a rischio – dichiara Michele Candotti, segretario generale del WWF Italia – E’ un incidente che invita ancora una volta ad aprire gli occhi sui rischi del commercio del petrolio, di cui il mare, nonostante decenni di gravissimi disastri ambientali, rimane come sempre la vittima sacrificale”.”L’incidente è una conseguenza naturale quando navi costruite per i fiumi vengono fatte navigare in mare – ha spiegato Alexey Knizhnikov, responsabile del Programma Petrolio e gas del WWF Russia – Le navi da mare, infatti, non possono entrare nei fiumi Don e Volga a causa della scarsa portata d’acqua, e nello Stretto di Kerch trasferiscono i loro carichi su navi da fiume.Queste ultime, però, non sono in grado di sostenere la forza delle tempeste marine”.”Per minimizzare le conseguenze della fuoriuscita di petrolio nel mare – dichiara Oleg Tsaruk, responsabile del WWF Russia/Caucaso – è importante istituire un comitato permanente Russa-Ucraina che coordini i servizi d’emergenza dei due paesi, non solo per ripulire le dispersioni di petrolio, ma soprattutto per prevenire potenziali incidenti. Tutti erano stati avvertiti del sopraggiungere di una tempesta entro l’11 novembre, ma nessuno ha dato l’ordine di portare in posti sicuri le navi con carichi pericolosi”. Il WWF si augura che questo incidente porti all’adozione di una legge che garantisca la sicurezza delle operazioni di gestione del petrolio nei mari e nei fiumi, simili all’Oil Pollution Act adottato negli USA dopo il disastro ambientale della Exxon Valdez nel 1989.

wwf italia

Senza fiumi ?

6 Ott

ROMA – Dal Gange al Danubio, i fiumi più grandi del mondo si stanno asciugando inesorabilmente. Con conseguenze disastrose. Lo annuncia un rapporto presentato oggi dal Wwf internazionale a Gland, in Svizzera, a pochi giorni dalla giornata mondiale dell’acqua, in calendario il 22 marzo. Pianificazioni sbagliate e protezioni inadeguate non ci consentono di essere sicuri che in futuro l’acqua continuerà a scorrere – ammonisce l’organizzazione ambientalista – mettendo così in pericolo l’approvvigionamento idrico di innumerevoli specie. Da qui l’esortazione indirizzata ai governi di tutto il mondo a intervenie subito, prima che l’acqua dolce diventi davvero troppo poca.

Il Wwf ha monitorato dieci fra i più grandi corsi d’acqua della Terra. E tutti e dieci si sono rivelati in forte pericolo. Principali imputati del disastro sono l’inquinamento, il cambiamento climatico, le dighe e lo sfruttamento irresponsabile della pesca. Ma avrebbero contribuito a compromettere la salute dei corsi d’acqua anche la navigazione (è il caso del Danubio), l’accessivo prelievo di acqua potabile, la diffusione di specie invasive, e lo sfruttamento intensivo per agricoltura e industria.

Lo stato di agonia è stato accertato per Yangtze, meglio conosciuto come Fiume Azzurro, Mekong, Salween, Gange e Indo (in Asia), Danubio (in Europa) Rio de la Plata, Rio Grande o Rio Bravo (nelle Americhe), Murray-Darling (in Australia) ed il Nilo-Lago Vittoria (in Africa). Ma non è escluso che anche altri corsi d’acqua si trovino nella stessa emergenza.

“Negli ultimi 50 anni – si legge nel rapporto – gli ecosistemi (compresi quelli idrici) hanno subito alterazioni più profonde che in qualunque altro periodo storico: rapida crescita demografica, sviluppo economico e industriale hanno causato trasformazioni dell’ecosistema acqua che non ha precedenti e che in qualche caso mostra segni di irreversibilità”. La posta in gioco è dunque già altissima: la stessa sopravvivenza dei bacini monitorati e delle popolazioni che da essi traggono sostentamento.


“Serve ricordare che il 41% della popolazione mondiale vive in bacini fluviali sottoposti a profondo stress idrico – elenca il Wwf – e più del 20% delle 10 mila specie d’acqua dolce si sono estinte o sono gravemente minacciate come conseguenza di alterazioni e perdita di habitat, eccessiva captazione delle acque, inquinamento, aumento di specie invasive e sfruttamento non sostenibile delle risorse ittiche”.

Indo e Nilo subiscono più di altri l’impatto dei cambiamenti climatici. “Il primo è per più del 30% in condizioni di siccità per la scomparsa dei ghiacciai da cui dipende – segnalano gli ambientalisti – e il secondo subisce in modo drammatico l’innalzamento della temperatura globale, al punto che il fiume più lungo del mondo ha cessato di riversare nel Mediterraneo acque dolci, provocando un’alterazione nei livelli di salinità in corrispondenza del delta”. Dallo stato di salute di questi due fiumi simbolo dipende una popolazione di oltre 500 milioni di persone.

Invece Yangtze e Mekong in Cina e nel sud-est asiatico “Sono principalmente minacciati da inquinamento e sfruttamento eccessivo della pesca”. Il primo “Rappresenta il 40% del Pil cinese ma negli ultimi 50 anni i suoi livelli di inquinamento sono cresciuti del 73%”. Il Mekong invece è tra i bacini più pescosi, “Con un valore commerciale dei prodotti ittici pari a più di 1,7 miliardi di dollari – dice il Wwf – ma la pesca eccessiva e le pratiche illegali rischiano di privare 55 milioni di abitanti della loro principale fonte di sostentamento”.

Per quanto riguarda il Danubio, le dighe lungo il suo corso hanno già distrutto l’80% delle terre umide del suo bacino. Mentre l’Indo manifesta una consistente scarsità nella portata dovuta al prelievo eccessivo di acqua destinata ad irrigare le coltivazioni agricole.

“La situazione dei fiumi che è stata illustrata dal rapporto – ha sottolineato Jamie Pittock, direttore del programma di acqua dolce del Wwf – ha messo in evidenza lo scenario di crisi dell’acqua dolce che già molte organizzazioni paventano da anni. Vogliamo che i responsabili politici affrontino il problema subito e non quando sarà troppo tardi”.

“La parola d’ordine, non ci stancheremo mai di ripeterlo, – ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf, non può che essere ‘gestione integrata dei bacini fluviali’, cioè una visione unitaria degli interi bacini idrici capace di rendere, come obiettivo fondamentale della loro gestione, il buono stato ecologico di salute degli stessi”. E’ indispensabile, dunque, “una forte cooperazione internazionale, buona volontà e lungimiranza per ottenere questi risultati”, conclude Bologna.

Pubblicato dalla Repubblica

Testimoni dell’orso a raccolta

5 Ott
5/10/2007 – Sabato 6 a Bisegna fiaccolata di WWF e Amici dell’Orso Bernardo nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Raccontateci sul sito emozioni e testimonianze, da domani un sondaggio on line sull’uso dei veleni in natura

Domani, sabato 6 ottobre, le fiaccole accese di WWF, Amici dell’Orso Bernardo e di tutti coloro che vorranno seguirli illumineranno la valle dell’orso per manifestare contro i crimini inflitti alla natura nel Parco Nazionale più importante d’Europa, che conserva gli ultimi orsi marsicani, solo 50 esemplari appartenenti a una sottospecie esclusiva dell’Italia centrale che i recenti fatti rischiano di spingere sempre più verso l’angolo dell’estinzione. Molte le associazioni che hanno già aderito, tra cui Montagna Grande, Pro Natura Marche, Lav Abruzzo, Lipu, Empa Marsica, Mountain Wilderness, Animalisti Italiani, Italia Nostra, CGIL Abruzzo. Tra i partiti, Sinistra Democratica, Verdi e Rifondazione Comunista.
CONFERENZA STAMPA: Pescara, ore 11:30, Piazza Italia, Sala Giunta della Provincia

FIACCOLATA: Bisegna (AQ), ore 18:00

Nella mattinata, a Pescara, il Segretario generale del WWF Italia Michele Candotti e il presidente regionale WWF Dante Caserta illustreranno in una conferenza stampa le proposte dell’Associazione per impedire che tali fatti si ripetano, a partire dalla sorveglianza, dal ruolo delle aree protette nella gestione del territorio, fino all’utilizzo dei fondi comunitari per l’agricoltura in modo funzionale alla conservazione della biodiversità e alla necessità di una legge sui veleni, tutte iniziative concrete che possono essere attuate in pochi mesi.

Dietro l’uccisione dei tre orsi e due lupi c’è purtroppo la mano dell’uomo, che ha cosparso volutamente il territorio di bocconi avvelenati – dichiara Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia – E purtroppo ne sono rimaste colpite le specie più importanti, delicate e carismatiche della nostra fauna. Dall’Abruzzo, con questa fiaccolata, deve partire la nostra lotta per riconquistare le aree protette, che sono ‘patrimonio indisponibile dello Stato’ e per questo patrimonio di tutti. L’hanno capito bene i cittadini italiani, che in questi giorni hanno inondato il nostro centralino e il nostro sito per raccontare la propria testimonianza, dare suggerimenti, dimostrare la propria indignazione e voglia di fare”.

Proprio per questo, il WWF ha aperto nel proprio sito lo spazio “Testimoni dell’Orso”, dedicato a tutti coloro che vogliono dire la loro o che vogliono saperne di più, e sarà attivo da domani un sondaggio sull’uso dei veleni in natura. Rabbia, indignazione, sconforto, protesta. Questo il tenore di centinaia di messaggi via e-mail giunti al WWF. Emozioni condite da un insopprimibile desiderio di consegnare i colpevoli alla giustizia: chi ha commesso questi crimini deve essere consegnato alla giustizia e punito severamente. C’e’ chi scomoda citazioni classiche “Fatti non foste per viver come bruti”, chi propone di conservare il DNA degli orsi per scongiurarne l’estinzione, chi paragona il valore di un orso a opere d’arte immortali come la Gioconda. Tanti, tantissimi si dicono disponibili a offrire un contributo economico.

Scrivi anche tu un messaggio, il tuo pensiero su orsi e bracconieri >

Nei giorni scorsi il WWF si è costituito parte civile, unendosi alla Regione Abruzzo e al Ministero dell’Ambiente, per difendere i diritti della collettività contro i responsabili dell’uccisione, e i nostri legali si sono già attivati nelle indagini difensive per rendere più forte la posizione dall’Associazione in tribunale. La taglia di 10.000 euro istituita dal WWF è arrivata, grazie al contributo di istituzioni e privati, a 35.000 euro. Si tratta di un richiamo alla mobilitazione di tutti, per dimostrare che i delinquenti sono isolati, mentre la gente è dalla parte dell’orso.

La locandina della manifestazione di sabato 6 a Bisegna (AQ) (pdf) >

Il WWF si costituisce parte civile contro eventuali responsabili, il Comunicato stampa del 4 ottobre >

Uccisione degli orsi in Abruzzo, le vostre testimonianze giunte via e.mail >

Scrivi al WWF un messaggio sulla vicenda: un commento, una proposta >

Nel 2003, sempre in Abruzzo, alcuni orsi furono uccisi a pallettoni, leggi >

ADOTTA UN ORSO >

Pubblicato da WWF Italia 

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